Lettera a Leonardo

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Maestro,

il Suo messaggio cifrato “IACO.BAR.VIGEN/NIS. P. 1495” è venuto alla luce.
Sfuggito al controllo del Moro e delle spie di corte, attende ora di essere reso noto, ma ho qualche ragione di temere che la Sua fatica nel cifrarlo e la mia nel decifrarlo verranno vanificate nel silenzio e nella censura.
Infatti finora il Suo “cartiglio cifrato” e i messaggi di cui è portatore sono stati occultati dietro una cortina oscurante da coloro che hanno il potere e gli strumenti per farli conoscere: come se Napoli e il pianeta non avessero il diritto di essere informati di questa scoperta.

Eppure Lei ha rischiato molto per consegnarci la “macchina alfabetica” del cartiglio col suo diario segreto…
Non visto allora dal potente locale di turno e reso infine leggibile in centinaia di frasi decifrate, è purtroppo probabile che il suo “diario segreto”oggi possa incappare nel capestro sistemico globale di altri poteri, non visibili e schiaccianti.
Quello che è scientificamente verificabile e matematicamente esatto non ottiene accesso alla dimensione della realtà in virtù di tali requisiti vincolanti. La ricerca stessa della verità è d’intralcio alle logiche illogiche e ai meccanismi di controllo del sistema. Modernamente e postmodernamente la sua cancellazione è definita in vari modi: ad esempio “eclisse spettacolista (Debord) e “delitto perfetto” (Baudrillard)…
Ma la sottrazione della realtà non è che la mossa originale del Serpente, da cui genera l’illusione e l’inganno.
Noi viviamo intrappolati in un labirinto di spire  ipertecnologiche.
La “macchina” del cartiglio portatrice del Suo diario segreto dell’anno 1495 è un modello sconosciuto quaggiù, elementare e molto evoluto: opera in sinergia con la mente umana e richiede il coinvolgimento e la passione di chi ricerchi la verità per offrire le proprie risposte esatte.

È anche una raffinata  “macchina del tempo”, che oltrepassa l’orizzonte temporale, e, nel testimoniare di uno storico delitto, (dell’“esca” e del sacrificio di colui che Corio chiamò l’immacolato agnello),  narra una storia cosmica e la verità che adombra.
Lei, per via del cartiglio e del diario segreto che ho portato alla luce, mi ha investito del problema della verità e segnatamente di una verità storica e della verità in arte.

Posso giocare ancora indefinitamente al gioco dell’“abaco vinciano”, decomponendo e ricomponendo le lettere del Suo messaggio cifrato, fino a cavarne fuori un altro centinaio di soluzioni o più, ma non mi è dato di risolvere “quel” problema.
Poiché in questo caso la verità è per Napoli (città emblematica in bilico sul confine Nord/Sud), ove è custodito il “doppio ritratto”, e in generale è per i cittadini di questo Paese (dato che il quadro è patrimonio dello Stato), la ratio più sana ed elementare vorrebbe che la decifrazione del suo cartiglio venisse largamente discussa e diffusa.
Le annotazioni del diario che Lei firma VINCI portano informazioni, fotografano personaggi e quotidiane vicende famigliari, narrano in istantanee la privata storia di una dinastia potente, rivelando la trama di un delitto testimoniato in molti documenti: il tragico destino dell’immacolato agnello Gian Galeazzo Sforza.
Poiché inoltre le frasi decifrate descrivono il ritratto di nozze di Bianca Sforza, futura moglie di Galeazzo Sanseverino, in forma del tutto simile alla Gioconda – il cui sfondo ho identificato nel castello di Bobbio tuttora esistente – parrebbe scontato che se ne tragga, anche in questo caso, una qualche fondata conseguenza a salvaguardia della verità storica e geografica.
Poiché il Suo “codice”, favoleggiato dai media, è  davanti ai nostri occhi, trasparentemente rivelato in forma compiuta e matematicamente verificabile, la ragione vorrebbe che venisse quantomeno considerato…
Invece qui capita che perfino ciò che è nitidamente visibile venga sprofondato  nella proverbiale “notte in cui tutte le vacche sono nere”.
In ultimo, resta indecifrata la profondità del messaggio che adombra il suo gesto: affidare a una “macchina alfabetica ” una testimonianza di verità – d’impossibile verità – lanciandola nell’infinito, oltre il tempo e lo spazio…
Adesso e qui, pedina impotente nel labirinto globale, raccolgo e decifro per quanto possibile il Suo messaggio.
Grazie.
Carla

P.S.: Forse non comprenderà il tono di certi passaggi della lettera. Finora la decifrazione del cartiglio da Lei firmato VINCI duecento volte è stata ignorata dai giornali e dai media contattati. Poichè oggi disponiamo di una possibilità alternativa che si chiama internet, dove il Suo nome è molto popolare e cliccato, provo a dare io la notizia.

21 novembre 2013

copyright Carla Glori

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