I Cartigli

[ A+ ] /[ A- ]

Schermata 2014-01-23 alle 18.25.53

La tavola della Gioconda presenta sul verso una “H” probabilmente di mano cinquecentesca tracciata col pennello rosso. Potrebbe tale “H” essere stata formata da Leonardo stesso? Non lo si può escludere. In tal caso potrebbe essere intesa quale cartiglio contenente un riferimento al quadro, analogamente a quello accuratamente dipinto sul verso di Ginevra Benci.

La frase dipinta sul nastro, nel cartiglio sul verso del Ritratto di Ginevra Benci, come prova la decifrazione, contiene nel suo corpo una scritta latina di senso compiuto, riferita al quadro e a Ginevra stessa. Il soggetto di questa frase è VINCI.

I nuovi anagrammi scoperti a partire dal motto contenuto nel cartiglio.

La HVirtutem forma decoratLa storia di Ginevra Benci in 50 anagrammi firmati VINCI

LA “H”: UN CARTIGLIO INSOSPETTATO SUL VERSO DE LA GIOCONDA?

Dettaglio del verso della tavola della Gioconda

Dettaglio del verso della tavola della Gioconda

Una indagine corretta non può tralasciare elementi collaterali e legati al contesto sul quale si va ricercando.
La mia decifrazione del cartiglio di Ginevra Benci  poi stava ad attestare che a volte anche seguendo intuizioni favorite dal caso si può pervenire a scoperte inattese.
Perché Leonardo non poteva apporre anche sulla Gioconda un cartiglio, una sorta di “firma segreta” o comunque qualcosa che connotasse in un modo a lui congeniale il quadro e che magari al tempo stesso consentisse ad altri di accedere a  quel messaggio originale e recondito che aveva espresso?
La Gioconda è dipinta su un’unica tavola di legno di pioppo tenero, di origine italiana. La sua dimensione è di cm 79.4×53.4, con spessore di 1.4 centimetri e potrebbe essere stata rifilata sul bordo ai lati di meno di un centimetro per parte (ma tale diminuzione è confutata da alcuni).
Il dipinto, in buone condizioni di conservazione, presenta nella parte superiore sinistra una fenditura, cui al verso corrisponde la messa in opera (effettuata durante un antico restauro) di due farfalle di  legno e di una striscia di tela a scopo precauzionale.
Tale attenzione prestata al verso de La Gioconda è motivata dall’esistenza di un insolito reperto.
Si tratta della “H” “forse di mano cinque-seicentesca” tracciata col pennello rosso sul verso  della tavola, che acutamente richiama Pietro Marani:
“…qui fra alcuni timbri a ceralacca e numeri di inventario (il “316” dell’inventario del Musée Royal), una lettera “H” scritta a pennello rosso, forse di mano cinque-seicentesca attira l’attenzione”.
In via ipotetica tale ”H” potrebbe essere assunta quale insospettabile e insospettato “cartiglio sul verso del quadro”.
La cautela è d’obbligo, poiché non è comprovato che tale lettera sia di mano leonardesca. Tuttavia, se si potesse stabilirne l’autografia, questo “insolito cartiglio”, in base alla chiave interpretativa che se ne può ricavare,  comporterebbe significative conseguenze nella lettura del ritratto.
Potrebbe tale “H” essere stata tracciata a pennello in rosso da Leonardo stesso?
In questa eventualità la mia ipotesi è che la “H” dipinta in rosso stia per una parola latina che viene usata e compresa, senza bisogno di essere trascritta per intero, attraverso la sola iniziale: infatti in latino “H” sta per heres, cioè per erede.
In ogni caso il reperto è interessante anche qualora la “H” non sia autografa: la lettera potrebbe essere stata tracciata in seguito, da persona vicina a Leonardo, che, per qualche motivo, era venuta a conoscenza dell’identità della donna.

La lettera “h” compare spesso nei manoscritti di epoca tardo-antica e medievale, specialmente nei documenti giuridici e negli atti notarili, come abbreviazione di Heres, -dis (haeres,  -dis nella forma più tarda del termine) con il significato di “erede”. In questa veste è presente spesso nelle espressioni H.E.T. “heres ex testamento”, “H.N.S. “heredem non sequitur. Per il plurale si usa spesso l’abbreviazione HH.”heredes”.
Quella “H” suggeriva una risposta conforme alla mia ipotesi circa l’identità della dama misteriosa e cioè che la donna fosse una erede della dinastia degli Sforza.
Poichè “H” può essere interpretata come “heres”, la lettera  può essere intesa – qualora si comprovasse di mano di Leonardo o fosse comunque di persona a lui vicina – quale importante conferma di questa ipotesi.
Non  era forse Bianca Sforza la futura erede di Bobbio? Il fatto che lei, donna degli Sforza, signura di Lombardia in quanto nel 1489 fatta  erede di Voghera, avrebbe ereditato col marito (infeudato quello stesso anno delle terre circostanti) anche Bobbio, rendeva per me plausibile la sua qualità di “heres” (o H, come allora si usava scrivere questa parola). Tale parola assumeva peraltro rilevante significato anche in rapporto alla storia dei Dal Verme, eredi espropriati che avevano fatto di Voghera la loro Corte prestigiosa e di Bobbio una strategica roccaforte e che erano stati espropriati con l’inganno e la violenza (dall’avvelenamento di Pietro Dal Verme del 1485 alla successiva confisca dei suoi feudi e dei suoi beni ai suoi misconosciuti eredi).
Dell’importanza di questa sua qualità di erede e della storia entro la quale la sorte della giovane si innesta, viene dato conto nel capitolo successivo dal titolo “Del Ritrar l’istoria…”

Pur lasciando in sospeso gli interrogativi suscitati dal reperimento della “H” sul verso della Gioconda e lasciandoli peraltro separati da ogni processo inerente la formulazione dell’ipotesi, non essendone accertata l’autografia,  ho ritenuto di soffermarmi su tale reperto, offrendo possibilità interpretative dello stesso, poiché,  se la H tracciata in rosso a pennello fosse autografa o di persona che conosceva Leonardo, potrebbe a buon diritto essere considerata essa stessa un insospettabile cartiglio e al tempo stesso una cruciale chiave interpretativa del quadro (una fra le molte, ma non certo la meno significativa).
Ancora un dubbio quindi, un inedito segno enigmatico (autentico o stilato da mano anonima?), ci viene consegnato fin sul verso del quadro.

L’INSOSPETTABILE CARTIGLIO SUL VERSO DEL RITRATTO DI GINEVRA BENCI

Con un contributo di Elisa Camera • Ideazione grafica: Ugo Cappello

Vi chiedo perdono; io sono una tigre di montagnaGinevra Benci

ginevrabenci
Risolvere un rebus non sempre risolve. Nel caso del cartiglio celato nel ritratto di Ginevra Benci – nota 1 -, la soluzione in sé premia l’ostinato investigatore, ma lascia il retrogusto amaro di un quid indefinito e sfuggente.

Tra i quadri di Leonardo ce n’è uno – l’unico dipinto su pannello a doppia faccia – che riporta una scritta: una frase per la quale nessuno ha mai sospettato possa celarsi “sul rovescio” un messaggio. Si tratta del “Ritratto di Ginevra Benci”, noto anche come “La Dama Liechtenstein” (dal nome dei principi che l’ebbero nella loro galleria per circa tre secoli). Gli studiosi concordano nell’identificare la giovane con Ginevra Benci, figlia di Amerigo e nipote di Giovanni Benci. Esistono la precisa testimonianza dell’Anonimo Gaddiano (“ritrasse in Firenze dal naturale la Ginevra d’Amerigho Benci, la quale tanto bene finì che non il ritratto ma la propria Ginevra pareva”) e alcune lettere che provano un rapporto amichevole tra Leonardo e Amerigo di Giovanni Benci. Si ritiene che il quadro sia stato eseguito da Leonardo nel 1474, in occasione delle sue nozze con Luigi di Bernardo Nicolini.

Tuttavia si è pure ipotizzato che il ritratto sia stato commissionato dopo tale data dal poeta e umanista veneziano Bernardo Bembo, con cui la Benci intratteneva una relazione platonica, durante il periodo in cui era Ambasciatore a Firenze (nel 1475 Bernardo Bembo aveva 42 anni e Ginevra 18 circa, ed entrambi erano sposati: la loro relazione avrebbe coinciso con gli anni 1475-76 e 1478-80, in cui il Bembo svolgeva il suo incarico in quella città). Le notizie biografiche pertanto alimentano il dubbio che il pallido volto di Ginevra riveli una malattia d’amore. Il pallore sarebbe stato una caratteristica della Ginevra storica, delle cui non buone condizioni di salute si lamentava il Nicolini, suo marito, per giustificare presso l’ufficio delle tasse la propria situazione finanziaria rovinata da costose e prolungate spese mediche.

virtutem

Sul rovescio della tavola col ritratto c’è una natura morta di Leonardo, con un ramo di ginepro che si riferisce a Ginevra, a costituire una sorta di “simbolico ritratto”. Questa pianta sempreverde crea un giuoco di corrispondenze tra il suo nome e quello della donna: ginepro ha un’assonanza palese con “Ginevra”. I due rami di palma e di alloro che attorniano “a ghirlanda” il rametto di ginepro, alludono, secondo i più, alla moralità di Ginevra e al suo talento poetico.

Un nastro avvolto alla ghirlanda a mo’ di ornamento porta un’iscrizione in latino – VIRTUTEM FORMA DECORAT – che significa: “La bellezza adorna la virtù”. Quindi, la bellezza di Ginevra adorna la sua virtù, così come il nastro con la scritta, aggiunto ad avvolgere l’intreccio dei rami, abbellisce il rametto di ginepro.

Tuttavia potrebbe esserci anche un’altra verità: l’alloro e la palma che attorniano il rametto di ginepro comparivano nello stemma di Bernardo Bembo ed egli lo usava anche per decorare i manoscritti in suo possesso. Ad esempio tale stemma decora la copia autografa di Bernardo dei “Commentarium in Platonis Convivium de Amore” del Ficino; ed inoltre il predetto stemma, disegnato da Bartolomeo Sanvito, con all’interno la scritta VIRTUS ET HONOR compare anche in un poema di Paolo Marsi. Si è pertanto pure ipotizzato che la ghirlanda dipinta da Leonardo sul retro del ritratto vada letta come la rappresentazione del suo desiderio di congiungere alla linea della sua famiglia l’amata Ginevra.

immagine ricavata da www.wikipedia.it

immagine ricavata da www.wikipedia.it

In ogni caso quella scritta, che non lasciava dubitare alcunché di recondito, in realtà nascondeva un segreto. Infatti, le stesse lettere costitutive della scritta sul nastro che adorna il ginepro (simbolo di Ginevra stessa e perciò parte essenziale dell’iscrizione) sono costitutive di un’altra frase, calzante sotto ogni aspetto con il ritratto e la biografia di Ginevra, riportante la “firma” del pittore.

La chiave per la soluzione del rebus sta (come nel caso dell’altra decifrazione da me operata, a conferma di analoga metodologia crittografica) nella parola “iuniperus” aggiunta alla scritta del cartiglio in quanto elemento essenziale e costitutivo del ritratto.

cartglioginevra02

1° VIRTUTEM FORMA DECORAT+ IUNIPERUS occulta al suo interno il seguente messaggio da me decriptato:
2° VINCI PERITUS AUDET FORMARE TORUM

La verifica può essere fatta tramite cancellazione delle lettere biunivocamente corrispondenti.

Per rendere immediata la verifica quantifico le lettere che compaiono in identico numero complessivo di ventinove lettere nelle due frasi:

V T R U E M I O N A C D F P S
1 3 4 3 3 2 3 2 1 2 1 1 1 1 1

La frase contenente le medesime ventinove lettere celata per così dire “sul rovescio“ della scritta dell’insospettabile cartiglio, da me portata alla luce, contiene una serie di informazioni:

  • innanzitutto la firma “VINCI”
  • inoltre la descrizione “istantanea” di ciò che il pittore sta dipingendo: (una descrizione esatta, riferita a un dettaglio del piccolo dipinto: L’esperto Vinci osa formare il (giro di) nastro (alla ghirlanda)
  • infine ha in sé alcune significative implicazioni, apportatrici di sviluppi.

Importa sottolineare l’esattezza del riferimento fatto con la parola TORUM al nastro avvolto intorno alla ghirlanda e la sua pertinenza nel contesto del dipinto e della storia fin nei particolari biografici relativi a Ginevra (così come ricostruiti dagli studiosi).

La parola TORUM non significa in questo caso soltanto “nastro avvolto alla ghirlanda” bensì anche “letto nuziale” e “letto funebre” (come riportato da ogni dizionario), in quanto può essere correlata pure con la situazione sentimentale di quel momento, vissuta da Ginevra Benci, così come ricostruita da storici e studiosi: infatti, come si è detto, la Benci era prossima al matrimonio con un uomo che – a quanto tramandato – non amava (e che probabilmente non l’amava). Perciò, in questo senso, il letto nuziale che per lei si andava preparando era anche un letto funebre. Nella sua ambiguità (quale parola portatrice di legame di amore e morte) la parola TORUS doveva sembrare perfetta a Leonardo per definire il nodo inestricabile che si andava chiudendo sulla virtuosa Ginevra. E mentre, sul rovescio del pannello, egli andava stringendo il nodo intorno alla ghirlanda (che era simile allo stemma del Bembo, da lei amato), sulla parte frontale una fitta trama (un vero ginepraio) si addensava in una sagoma tenebrosa sulla sua testa e la imprigionava…

A ben vedere anche il verbo AUDET non è di facile interpretazione.
L’esperto pittore “osa” dare forma, sulle due facce del dipinto, a quell’intrico inesplicabile di amore/morte, al nodo nuziale funesto che si andava formando nella realtà. “Osa” nel senso attenuato di “risolversi a” formare quel nodo (come dopo una esitazione, forse gravosa), di tentare l’impossibile impresa di dar forma a quel confuso dramma? Oppure “osa” nel significato più forte di cimentarsi, arrischiarsi nel senso di una sfida che si sa ardua? O nel suo osare nel dar forma è prevaricante l’idea della sperimentazione pittorica unita, nel segno del “conoscere”, a una sorta di lucido, sovrumano distacco?
O magari in quell’“osa” prevale l’ironia di fronte a se stesso, nel trovarsi a dover dare forma a quella faccenda intricata e confusa, un autentico “ginepraio”?
O la frase è semplicemente la descrizione del gesto di dipingere il nastro ornamentale che avvolge la ghirlanda con al centro il rametto di ginepro simbolo di virtù?

L’analisi della frase VINCI PERITUS AUDET FORMARE TORUM contenuta nel corpus delle lettere della scritta VIRTUTEM FORMA DECORAT, comprendente il rametto “IUNIPERUS” ivi dipinto, aveva pertanto le seguenti caratteristiche che risultavano convincenti :

– a) era in un latino corrente e corretto, senza forzature di sorta

– b) rispecchiava ciò che era dipinto ed era riferita all’azione (reale e non si sa quanto “simbolica” né in che senso) che il pittore medesimo stava compiendo in quel “mo mento/contesto”

– c) conteneva la parola TORUM, assolutamente pertinente.

– d) era una espressione “diretta”, immediata (e al tempo stesso forse intrinsecamente ambigua) del pittore stesso, ed al contempo veicolava informazioni precise in riferimento a notizie biografiche e relative alla commissione del quadro

– e) soprattutto, conteneva il suo nome: VINCI.

La decifrazione, verificabile e falsificabile, si propone quindi come “matematicamente” esatta e conforme sotto il profilo della coerenza logico-testuale. Ma ciò che è logicamente e computabilmente esatto, (soprattutto nel caso di Leonardo), si conferma in arte indefinitamente sfuggente e portatore di molteplici dimensioni di significato e aperture interpretative. Come se sotto il velo di colore sottile della scritta chiara in stampatello maiuscolo, e dietro la mano che formava sul nastro la frase e il suo segreto rovescio infine decifrato, si aprisse lo spazio indefinito e perturbante di un enigma insoluto: Leonardo da Vinci… that is the question

– nota 1 – Sono arrivata a formulare l’ipotesi, che si direbbe “inconcepibile”, dell’esistenza di una frase celata nel cartiglio del Ritratto di Ginevra Benci a partire dalla ricerca su di una frase fortemente enigmatica di un altro cartiglio (quello del Ritratto di Luca Pacioli del Museo di Capodimonte), contenente un messaggio alquanto criptico, decifrato con procedura metodologica analoga a questo nel 2010.

Analisi dei termini latini nella frase decifrata
VINCI PERITUS AUDET FORMARE TORUM
Contributo di Elisa Camera

Al fine di supportare la decifrazione del cartiglio, provando che la frase latina decifrata da Carla Glori ha senso morfologico e sintattico, presento il risultato dell’analisi dei singoli termini in essa presenti alla luce di una ricerca effettuata su testi della letteratura latina classica, medievale e umanistica (come da “bibliografia specifica” in calce), in cui i singoli termini sono stati usati in contesti o espressioni corrispondenti a quelli da lei scoperti, con particolare attenzione per il valore etimologico di ogni lemma.

PERITUS: dal latino Peritus, -a, -um un aggettivo della prima classe con un significato di “esperto conoscitore”, ma, nel latino tardo, con il valore di “artistico” come in Ausonio Epist, 16,22: Suescat peritis fabulis simul jocari et discere. Qui potrebbe essere riferito a Vinci in forma sostantivata, traducibile con “artista”, considerando anche l’assenza di un’espressione (composta da un genitivo, da in con ablativo, da ad più accusativo) che completi il termine specificando in quale ambito Vinci sarebbe esperto.

AUDET: terza persona singolare del presente indicativo del verbo semideponente audeo. -es, ausus sum, ere, “osare” oppure “volere”. Qui è preferibile il primo significato. Questo verbo regge l’infinito che nel testo è dato da formare.

FORMARE: infinito presente attivo del verbo formo, -as, -avi, -atum, are. “rappresentare, “plasmare”. È una forma verbale che, con il suo primo significato, è riconducibile al lessico artistico-pittorico e come tale risulta perfettamente calata nel contesto della frase.

TORUM: dal latino torus, -i, “filo” “nastro”, che potrebbe costituire l’interpretazione letterale del termine. In riferimento all’immagine rappresentata nel dipinto, potrebbe assumere, come significato secondario, il valore di “letto nuziale” accettabile in accordo con le nozze imminenti di Ginevra; il termine torus ha anche il significato di “letto funebre, feretro”. Leonardo farebbe qui una tacita allusione al matrimonio combinato a cui era destinata Ginevra che si sarebbe inevitabilmente rivelato per lei un’unione funesta e infelice.

300

BIBLIOGRAFIA
E. Forcellini, Lexicon totius latinitatis, Padova 1876-1925.
C. Du Cange, Glossarium mediae et infimae latinitatis, 1883.
Thesaurus Linguae Latinae TLL (cd-rom, 2004).
A. Ernout, A. Meillet, Dictionnaire étymologique dé la langue latine, Parigi 1959.
C. Daremberg, E. Saglio, Dictionnaire des antiquités greques et romaines, Parigi 1887.

Ulteriore integrazione bibliografica: Riproduzione della pagina 310 del libro contenente le citazioni delle voci latine del testo decifrato stralciate da vocabolari di latino di uso comune.
(Il testo della presente decifrazione è pubblicato in: Carla Glori – Ugo Cappello, “Enigma Leonardo: decifrazioni e scoperte. La Gioconda. In memoria di Bianca – La Ricerca”, Edizioni Cappello, 2011, pp.303-310).

La storia di Ginevra Benci in cinquanta anagrammi firmati VINCI celati nel motto del cartiglio VIRTUTEM FORMA DECORAT

Carla Glori

Presentazione sintetica: La ricerca per esteso è pubblicata su Academia Edu

Ringrazio il prof. Silvano Godani per la revisione delle frasi latine
Esclusivamente mia è la responsabilità per quanto pubblicato

GB

Vi chiedo perdono Io sono una tigre di montagna
[Unico verso pervenutoci attribuito a
Ginevra Benci]


In molti, osservando il ritratto, si sono chiesti “perché lo sguardo della giovane appare corrucciato e i suoi occhi quasi perduti nel vuoto? E come mai la sua bocca è serrata in una espressione amara?”. Quel volto malinconico, di un pallore lunare, ha suscitato varie interpretazioni, e l’alone enigmatico che avvolge il ritratto giustifica il soprannome di “Gioconda americana” assegnato alla modella.

IL RITRATTO NUZIALE E LA GHIRLANDA COL CARTIGLIO SUL VERSO

[per la ricostruzione della storia del quadro: scheda della National Gallery-Washington]

L’identificazione della giovane è concordemente attribuita a Ginevra Benci, figlia di Amerigo nata nell’agosto 1457 e andata sposa nel 1474 quando il padre era già morto (Alessandrini A., 1966), al priore e gonfaloniere Luigi di Bernardo Niccolini, un vedovo di quindici anni più anziano, proprietario di una drapperia (secondo lo stile fiorentino dell’incarnazione la data 1474 posticipa di un anno l’atto notarile del 1473, che risulta da un protocollo del notaio Simone Grazzini da Staggia ( Carnesecchi C., 1909).

L’autografia di Leonardo- del quale sono identificate le impronte digitali dove il cielo incontra il cespuglio di ginepro, sopra la spalla della modella – è attualmente consolidata e trova puntuali riferimenti nel Vasari (Vite. II, p.16:”ritrasse la Ginevra d’Amerigo Benci, cosa bellissima”), che trae la notizia dall’Anonimo Gaddiano, che la riprende a sua volta da Antonio Billi. Si ritiene trattarsi di ritratto nuziale.

Ginevra apparteneva all’alta società fiorentina. Il padre Amerigo fu direttore generale di tutte le filiali Medici e compagnie associate (fino al 1463). Amante della cultura, divenne uno dei membri principali dell’Accademia Platonica.Tra altri studiosi e artisti, Leonardo frequentò la sua casa, in quanto amico del figlio Giovanni Benci. “Alla Ginevra Benci” sono dedicati due sonetti di Lorenzo il Magnifico, “Segui anima devota” e “Fuggendo Lot”, che narrano entrambi delle sue virtù. Fu poetessa ella stessa.

Ginevra Benci fu inoltre cantata da Bernardo Bembo (allora già sposato), che tra il gennaio 1475 e il giugno 1476 era ambasciatore in Firenze, e a lei legato da passione amorosa (probabilmente platonica). Il Bembo è ricordato dal Sanuto nei Diari quale “patricio et senator excelentissimo et doctissimo” che scriveva “letere optime e ben composte, piene di ogni eruditione”.

La storia ”anagrammata” in cinquanta frasi a partire dal motto sul “cartiglio a striscia” si accentra giustappunto a ridosso dell’anno del “matrimonio forzato” di Ginevra col Niccolini (1474) e si pone nel periodo dell’amore impossibile della giovane con Bernardo Bembo (inizio 1475 e prima metà 1476), essendo probabili due committenze: il fratello Giovanni per il ritratto nuziale e il Bembo per il verso col cartiglio. La vicenda che ne emerge, densa di angoscia e infelicità, risulta fedelmente rispecchiata dai “moti mentali” del personaggio femminile del ritratto.

Tutti gli anagrammi ricavati dal motto “VIRTUTEM FORMA DECORAT” scritto sul cartiglio dipinto sul verso del “Ritratto di Ginevra Benci” di Leonardo convergono univocamente a confermare la ricostruzione operata dagli storici dell’arte su quel quadro “double face” e coincidono con la presentazione datane sulla scheda ufficiale della National Gallery di Washington.

La storia “anagrammata” corrisponde fin nei dettagli con la vicenda biografica di Ginevra Benci così come la tramandano i documenti pervenutici e in particolare la datazione vi risulta confermata intorno al 1474 per il “ritratto nuziale”, presumibilmente commissionato dal fratello Giovanni all’amico Leonardo, mentre per il verso del quadro con il cartiglio, trova conferma l’ipotesi di una commissione successiva(1475-76) dello stesso Bembo in quanto la ghirlanda è provato essere del tutto simile al suo stemma nobiliare a cui è aggiunto in centro il rametto di ginepro.

Sopra: La ghirlanda sul verso del ritratto

Sotto: lo stemma nobiliare del Bembo, a cui risulta aggiunto il rametto di ginepro

 GB2 GB3

 

 

IL PRIMO ANAGRAMMA “DECRITTATO” NEL 2010 DAL CORPO DEL MOTTO
“VIRTUTEM FORMA DECORAT” DEL CARTIGLIO DIPINTO SUL VERSO DEL RITRATTO A CUI HO AGGIUNTO LA PAROLA-CHIAVE IUNIPERUS” È:
VINCI PERITUS AUDET FORMARE TORUM
(il Pittore) VINCI PERITO OSA DAR FORMA AL NASTRO AVVOLTO ALLA GHIRLANDA

A far data dal 2010 ho decodificato il primo messaggio cifrato nel motto latino sul verso del ritratto di Ginevra, dove è il ramoscello di ginepro, dipinto in mezzo ad alloro e palma. Aggiungendo la parola-chiave latina IUNIPERUS al motto VIRTUTEM FORMA DECORAT (LA BELLEZZA ADORNA LA VIRTU’), ho anagrammato la totalità delle lettere alfabetiche così ottenuta, decifrando la prima significativa frase VINCI PERITUS AUDET FORMARE TORUM (L’ESPERTO VINCI OSA DAR FORMA AL NASTRO): la forma del nastro coincide con la “striscia”, una tipica forma usata all’epoca per i cartigli. Infatti TORUM viene riferito (Cic. Orat.,21) al “cordone o più precisamente al nastro avvolto intorno alla ghirlanda”, che riporta il motto sul verso del ritratto. “Ginepro” è parola affine al nome della modella e rappresenta la sua virtù.

Importa sottolineare l’esattezza del riferimento fatto con la parola TORUM al nastro avvolto intorno alla ghirlanda e la sua pertinenza nel contesto del dipinto e della ricostruzione biografica relativa a Ginevra. In Cic. Orat.21 TORUM ricorre nella frase “Addit aliquos, ut in corona, toros” ovvero “Aggiunge qualche cordoncino attorcigliato come quelli che si avvolgono a una corona” Particolare importanza rispetto alla “storia anagrammata” di Ginevra riveste proprio la parola “torum” (neutro) o “torus” (maschile) in quanto il suo significato è riferibile volta a volta sia al “cordone o nastro avvolto alla ghirlanda” (come da ricerca su fonti latine) su cui è scritto il motto, sia al “letto nuziale” (e significati affini), sia al “letto funebre” (poiché il letto nuziale per la giovane coincide con l’idea “del matrimonio” impostole quale “letto di morte”) . Infatti TORUM è una parola latina altamente emblematica, che designa anche i due significati antitetici “letto nuziale” (Ov.; Tac. e altri) e “letto di morte” (Verg., Ov. e altri).

Fin dal 2010 ho ipotizzato che la parola VINCI rappresenti la firma del Pittore, riferendo TORUM al nastro con il motto (o cartiglio a “striscia”), e simbolicamente al “letto nuziale”, che per Ginevra equivaleva al “letto funebre”, perché era obbligata a sposare un uomo che non amava. Per un approfondimento analitico della prima frase latina anagrammata nel 2010, si rinvia alla pubblicazione dell’avvenuta decifrazione nei due libri “Enigma Leonardo: Decifrazioni e scoperte – La Gioconda. In memoria di Bianca” (Savona, versione Volume I del 2011 e versione La Ricerca del 2012), poi sintetizzata anche on line sul sito carlaglori.com.

L’analisi approfondita della frase in questione confermava che la Benci era prossima al matrimonio con un uomo che – a quanto tramandato – non amava (e che probabilmente non l’amava). Perciò, in questo senso, il letto nuziale che per lei si andava preparando era anche un letto funebre. E – a ribadire l’unitarietà dell’opera e il legame con la vita “intrappolata” e oppressa di Ginevra – mentre, sul rovescio del pannello, Leonardo andava stringendo il nodo intorno alla ghirlanda (che era simile allo stemma del Bembo, da lei amato), sulla parte frontale una fitta trama (la massa degli aghi di ginepro) si addensava sulla sua testa e la imprigionava. Tale analisi trovava piena conferma e convincenti sviluppi nelle ulteriori frasi anagrammate con medesimo metodo tra il 2013-2017, che nel loro insieme ricostruiscono la storia di una donna espropriata della propria libertà di vivere, scegliere, amare e, in ultima istanza, del proprio corpo.

La verifica sulla prima frase sopra citata, che prova trattarsi di un perfetto anagramma, può essere fatta tramite cancellazione delle lettere biunivocamente corrispondenti nella tabella sotto riportata, alla quale vanno anche rapportate le altre cinquanta frasi anagrammate firmate VINCI reperite tra il 2013 e il 2017 (per la verifica di tutti i cinquanta anagrammi tramite lettere colorate biunivocamente corrispondenti, si rinvia al pdf pubblicato nel sito).

Per rendere immediata la verifica quantifico le lettere che compaiono in identico numero complessivo di ventinove lettere nelle due frasi:

V

T

R

U

E

M

I

O

N

A

C

D

F

P

S

1

3

4

3

3

2

3

2

1

2

1

1

1

1

1

La frase, contenente le medesime ventinove lettere della scritta del cartiglio, + la parola-chiave IUNIPERUS, da me portata alla luce nel 2010 contiene una serie di informazioni:

  • innanzitutto la firma “VINCI”
  • inoltre la descrizione “istantanea” di ciò che il pittore sta dipingendo: (una descrizione esatta, riferita a un dettaglio del piccolo dipinto: L’esperto Vinci osa formare il (giro di) nastro (alla ghirlanda)

L’analisi della frase VINCI PERITUS AUDET FORMARE TORUM contenuta nel corpus delle lettere della scritta VIRTUTEM FORMA DECORAT, comprendente il rametto “IUNIPERUS” ivi dipinto, assunto come parola-chiave, rivelava nella frase le seguenti caratteristiche che risultavano convincenti :

– a) era in un latino corrente e corretto, senza forzature di sorta

– b) rispecchiava ciò che era dipinto ed era riferita all’azione (reale e al tempo stesso portatrice di significati simbolici) che il pittore medesimo stava compiendo in quel “momento/contesto”

– c) conteneva la parola TORUM, assolutamente pertinente: sia in quanto riferita al cordone/nastro avvolto intorno alla ghirlanda che al letto nel suo antitetico significato sia di “letto nuziale” che di “letto di morte”

– d) era una espressione “diretta”, immediata (e al tempo stesso forse intrinsecamente simbolica) del pittore stesso, ed al contempo veicolava alcune informazioni su notizie biografiche relative alla modella e sulla commissione del “ritratto nuziale”

– e) soprattutto, conteneva il nome del Pittore: VINCI.

TRA IL 2013 E IL 2017 HANNO FATTO SEGUITO ALTRE CINQUANTA FRASI FIRMATE VINCI ANAGRAMMATE CON MEDESIMO METODO E RISULTATI ANALOGHI

Sull’arco 2013-2017 la prima ipotesi formulata nel 2010 ha trovato definitiva conferma, poiché, aggiungendo al motto originario la medesima parola-chiave IUNIPERUS, ho anagrammato altre cinquanta frasi latine firmate VINCI, formate con le stesse lettere alfabetiche e con significato inequivocabilmente riferito al ritratto e alla biografia di Ginevra Benci. Le cinquanta frasi decifrate sono anagrammi perfetti e collegandoli insieme è possibile formare un testo coerente e significativo, coincidente con la storia biograficamente documentata di Ginevra alla data del 1474 (quando il notaio Simone Grazzini da Staggia stipulò in Firenze il suo contratto matrimoniale datato ab incarnazione il 15 gennaio 1473). Il promesso sposo era Luigi di Bernardo Niccolini, un vedovo di quindici anni più anziano. Non si sa chi abbia commissionato il ritratto nuziale (verosimilmente il Niccolini stesso o il fratello Giovanni Benci). Mentre per il verso del dipinto, che riporta il motto e la ghirlanda, è sostenibile con fondate argomentazioni che il committente sia stato Bernardo Bembo, perché la ghirlanda è pressochè uguale al suo stemma nobiliare, che decora la copia autografa dei “Commentarium in Platonis Convivium de Amore” del Ficino; lo stemma con la scritta VIRTUS ET HONOR, disegnato da Bartolomeo Sanvito, compare anche in un manoscritto del Bembo di un poema di Paolo Marsi (Farago C.J., 1999). Inoltre una nota della National Gallery precisa: “Gli esami all’infrarosso degli strati del dipinto hanno pure portato alla luce il motto del Bembo VIRTUS ET HONOR, dipinto sotto il motto, sulla pergamena srotolata che circonda tutti e tre gli elementi, e che significa “La bellezza adorna la virtù”. La logica conclusione è che il Bembo abbia commissionato in Firenze il verso del ritratto a Leonardo tra il gennaio 1475 e il maggio 1476 (prima di far ritorno a Venezia, ove è già tracciato il 2 giugno).

Di seguito si trascrivono tutte le frasi anagrammate dal motto e contrassegnate VINCI, accompagnandole con un breve commento.

Nella parte finale è riportato il “racconto breve”, formato per semplice accostamento delle frasi anagrammate in questione, senza modifica alcuna, indicando al posto della firma VINCI esclusivamente l’asterisco (in quanto l’inserimento del contrassegno spezzerebbe l’andamento “narrativo”). La storia ricavata rispecchia quella a noi pervenuta di Ginevra Benci a ridosso della data del quadro: 1474 e anni immediatamente seguenti (si ritiene fondato assumere l’arco temporale di riferimento 1474-76, considerata la committenza del Bembo del verso con il suo stemma nobiliare).

LA GHIRLANDA SIMBOLO DI NOBILTA’ D’ANIMO DI GINEVRA BENCI

VIRTUTEM FORMA DECORAT + IUNIPERUS
forma dal corpo delle lettere di cui sopra la frase
1) FORMA AUDET IRE SUPER TORTUM – VINCI
LA BELLEZZA OSA VOLARE SOPRA LA FUNE (come strumento di tortura)

(la fune=TORTUM, intesa come strumento di tortura, ved. Pacuv.): una pertinente frase poetica, che rinvia pure alla “corda” e al “nastro” attorcigliati alla ghirlanda=TORUM

 VIRTUTEM FORMA DECORAT + IUNIPERUS
forma dal corpo delle lettere di cui sopra la frase
2) ET TORUM FERAT PUDOREM AURIS – VINCI
E CHE IL NASTRO CON GLI ORI ESALTI LA VIRTU’

Parrebbe dalle immagini riprodotte su monitor e a stampa che lo sfondo del dipinto sul verso comprenda oro brunito. Non avendo visto direttamente l’originale non mi è possibile dare per certa questa interpretazione. L’oro in ogni caso – che sia o meno concretamente presente sul dipinto – nel contesto assume valore simbolico, in quanto atto a rappresentare l’onestà di Ginevra, destinataria del motto scritto sul nastro. Il testo anagrammato è comunque da ritenersi pertinente, in quanto auspicio che il cartiglio dipinto risplenda al fine di sottolineare la virtù aurea di Ginevra.

VIRTUTEM FORMA DECORAT + IUNIPERUS
forma dal corpo delle lettere di cui sopra la frase
ITA AURO SERTUM FERT PUDOREM VINCI
COSI’ TRAMITE L’ORO LA GHIRLANDA INNALZA LA DIGNITA’

 VIRTUTEM FORMA DECORAT + IUNIPERUS
forma dal corpo delle lettere di cui sopra la frase
4) ET PUDOR FIRMAT SERTUM E AURO – VINCI
E LA VIRTU’ DALL’ORO RENDE SALDA LA GHIRLANDA

VIRTUTEM FORMA DECORAT + IUNIPERUS
forma dal corpo delle lettere di cui sopra la frase
5) RE TORUM FERT PUDOREM A IUSTAVINCI
TRAMITE LA VICENDA IL NASTRO (col motto) PALESA L’ONESTA’ DALLA PARTE DELLA GIUSTA

LA GHIRLANDA COL RAMETTO DI GINEPRO AGGIUNTO E’ SIMILE ALLO STEMMA NOBILIARE DELL’AMATO BEMBO E SIMBOLO DI UNIONE SPIRITUALE CON GINEVRA

(la ghirlanda è denominata “sertum” [in Cicerone: corona, ghirlanda, serto, festone] mentre “ramus” si applica sia al rametto di ginepro che al ramo nobiliare del Bembo

 VIRTUTEM FORMA DECORAT + IUNIPERUS
Forma dal corpo delle lettere di cui sopra la frase
6) ORATOR E PURA, TUM FIDE SERTUMVINCI
L’AMBASCIATORE (è) A FAVORE DELLA PURA, QUINDI FEDELMENTE (lo è) LA GHIRLANDA

La ghirlanda vale a significare che Ginevra sta a cuore al Bembo, al punto da voler legare il suo stemma personale al simbolico rametto di ginepro (ovvero Ginevra stessa) posto tra il ramo di palma e quello di alloro propri del suo stesso ramo nobiliare. Si conferma così il legame diretto col Bembo di quanto è dipinto sul verso del dolente ritratto nuziale di Ginevra, da lui amata di un amore impossibile, che nella ghirlanda e nel motto trova una rappresentazione fedele e al tempo stesso ideale.

VIRTUTEM FORMA DECORAT + IUNIPERUS
Forma dal corpo delle lettere di cui sopra la frase
7) DUO UT EO PAR SERTUM RAMI FERT – VINCI
DUE, COME È VERO CHE (Ginevra) AL PARI DI LUI ( Bembo) PORTA LA STESSA GHIRLANDA DEL RAMO (NOBILIARE)

laddove la forma della ghirlanda dipinta sul verso del ritratto, del tutto simile allo stemma notoriamente in uso al Bembo, si conferma elemento che unisce i due

VIRTUTEM FORMA DECORAT + IUNIPERUS
Forma dal corpo delle lettere di cui sopra la frase
8) PAR FORMA UT SERTUM E ERUDITO – VINCI
LA MEDESIMA FORMA COME LA GHIRLANDA CHE PROVIENE DAL DOTTO: evidentemente il Pittore ha inteso porre nella similitudine delle due ghirlande un elemento simbolico che congiunge Ginevra al Bembo

VIRTUTEM FORMA DECORAT + IUNIPERUS
Forma dal corpo delle lettere di cui sopra la frase
9) PURA FORMAT SERTUM E ERUDITO – VINCI
LA (fanciulla) VIRTUOSA DA’ FORMA ALLA GHIRLANDA (che proviene) DALL’ERUDITO

In quanto a tale ghirlanda è aggiunto il rametto di ginepro al centro, che simbolizza Ginevra, introducendo una variante nello stemma originale del Bembo. In tal senso è pertinente pure la traduzione LA PURA TRASFORMA [ved. Seneca] LA GHIRLANDA (che proviene) DALL’ERUDITO. Da accogliersi pure la versione LA PURA INGENTILISCE [ved. Orazio] GHIRLANDA (che proviene) DALL’ERUDITO, in quanto il rametto di ginepro aggiunto consegue tale effetto.

VIRTUTEM FORMA DECORAT + IUNIPERUS
Forma dal corpo delle lettere di cui sopra la frase
10)…DUM PAR SERTUM FUIT E ORATORE – VINCI
… MENTRE LA MEDESIMA GHIRLANDA PROVENNE DALL’AMBASCIATORE

viene qui rimarcata la similitudine della ghirlanda dipinta da Leonardo con lo stemma del Bembo, così come compare nella copia autografa di Bernardo Bembo del “Commentarium in Platonis Convitum de Amore” del Ficino; inoltre il predetto stemma, disegnato da Bartolomeo Sanvito, con all’interno la scritta VIRTUS ET HONOR, compare anche in un poema di Paolo Marsi (intimo amico e protetto del Bembo).

LA STORIA DI OPPRESSIONE FEMMINILE E L’ “ISTORIA” DEL RITRATTO: LA FAMIGLIA, COME DA TRADIZIONE, IMPONE PER CONTRATTO IL MARITO

Il patto (=foedus), stipulato dal notaio Simone Grazzini da Staggia il 15 gennaio 1473 , secondo lo stile fiorentino dell’incarnazione va postdatato all’anno 1474 . Il fratello di Ginevra – Giovanni, amico di Leonardo – prese legittimamente parte alla definizione del contratto (risulta che il padre fosse morto e in ogni caso il fratello era avente titolo a partecipare alla definizione delle trattative). Qui è definito “frater” e “tutor”.

VIRTUTEM FORMA DECORAT + IUNIPERUS
Forma dal corpo delle lettere di cui sopra la frase
11) RITUS PATRUM MORE UT FOEDERA – VINCI
L’USANZA DEI PADRI SECONDO LA CONSUETUDINE (è) COME I PATTI

La frase, che evidenzia il valore legale del patto nuziale stipulato secondo la tradizione, costituisce ennesima conferma del dato biografico riferito a Ginevra e al suo matrimonio, combinato per interesse e deciso dalla famiglia, il quale in base alla tradizione risulta per lei vincolante

VIRTUTEM FORMA DECORAT + IUNIPERUS
Forma dal corpo delle lettere di cui sopra la frase
12) O! FRATER DESUMIT TORUM PURAE – VINCI
OH! IL FRATELLO SCEGLIE IL LETTO NUZIALE PER L’INNOCENTE

Infatti all’epoca il padre di Ginevra risulta già morto ed è plausibile che il fratello Giovanni, amico di Leonardo, abbia esercitato il ruolo di tutore e forse anche – come riporta la scheda della National Gallery di Washington – a commissionare il ritratto, mentre è prevalente l’ipotesi che il verso del quadro con la ghirlanda e il cartiglio fu commissionato da Bernardo Bembo

VIRTUTEM FORMA DECORAT + IUNIPERUS
Forma dal corpo delle lettere di cui sopra la frase
13) SUME TUTOR RUIT PRAEDAM FERO – VINCI
PONI COME PRINCIPIO CHE IL TUTORE SPINSE LA PREDA ALLA BELVA

Il fratello è da identificarsi nel tutore che porta avanti le trattative per il patto mentre la traduzione di “ferus” (che designa per lo più il futuro sposo come rozzo, incolto, brutale) in questo caso, che lo vede specificamente associato a “preda”, trova in “belva” una pregnante metafora

VIRTUTEM FORMA DECORAT + IUNIPERUS
Forma dal corpo delle lettere di cui sopra la frase
14) AMOR! REUS FRAUDE PETIT TORUM – VINCI
OH AMORE! IL REO ATTRAVERSO LA FRODE (contrattuale) RECLAMA IL LETTO NUZIALE

L’esclamazione implica amara ironia circa l’amore (qui tradito e sconfitto), mentre è ovvio che il Nicolini – reo per aver voluto concludere il patto scalpita per avere quanto “comprato”

VIRTUTEM FORMA DECORAT + IUNIPERUS
Forma dal corpo delle lettere di cui sopra la frase
15) USURPATOR FREMIT TORUM DEAE – VINCI
L’USURPATORE CHIEDE FREMENDO IL LETTO NUZIALE DELLA DEA

A inequivocabile conferma della interpretazione della frase precedente

VIRTUTEM FORMA DECORAT + IUNIPERUS
Forma dal corpo delle lettere di cui sopra la frase
16) ET PURA FORMIDAT SUERE TORUM – VINCI
E LA (fanciulla) CASTA TEME DI UNIRE INSIEME (al suo promesso) IL LETTO NUZIALE

La messa a fuoco della frase riconduce allo sguardo enigmatico di Ginevra, una espressione finora indecifrata e che qui trova nel suo muto terrore per le nozze imminenti una spiegazione del tutto convincente.

VIRTUTEM FORMA DECORAT + IUNIPERUS
Forma dal corpo delle lettere di cui sopra la frase
17) TUM TORTURA SUPREMA FOEDERI – VINCI
QUINDI IL TORMENTO SOMMO (di lei) PER IL PATTO MATRIMONIALE

In quanto immolata a favore dell’accordo fatto contro la sua volontà

VIRTUTEM FORMA DECORAT + IUNIPERUS
Forma dal corpo delle lettere di cui sopra la frase
18) TORTA RE FOEDUS MERUIT PURAM – VINCI
IL DISONESTO OTTENNE LA (fanciulla) ONESTA MEDIANTE L’AFFARE EQUIVOCO

evidentemente il patto nuziale era stato scaltramente formato dal futuro sposo con condizioni che garantivano il proprio interesse

VIRTUTEM FORMA DECORAT + IUNIPERUS
Forma dal corpo delle lettere di cui sopra la frase
19) PURA TORTA ODIT SUMERE FERUM – VINCI
LA CASTA AFFLITTA ODIA SOBBARCARSI IL ROZZO

Questa frase attesta la reazione avversa di Ginevra al patto nuziale e sta ad attestare la sua infelicità e la repulsione che prova per il suo futuro marito.

VIRTUTEM FORMA DECORAT + IUNIPERUS
Forma dal corpo delle lettere di cui sopra la frase
20) ET DE PURA ORATOR SUMIT FERUM – VINCI
E PER LA VIRTUOSA L’AMBASCIATORE SI SOBBARCA IL BARBARO

Questa frase è speculare alla precedente e attesta la reazione del nobile erudito Bernardo Bembo, affine e conseguente a quella della colta e raffinata fanciulla amata, come se la violenza a lei inflitta con quel matrimonio coatto si ripercuotesse anche su di lui. A tale frase vanno ricondotte tutte le altre a seguire, raccolte sotto il titolo “BERNARDO BEMBO, CHE CONTRACCAMBIA L’AMORE DI GINEVRA”

VIRTUTEM FORMA DECORAT + IUNIPERUS
Forma dal corpo delle lettere di cui sopra la frase
21) TUM PURE FERAT ARDOREM IUSTO – VINCI
CHE ALLORA (ella) CASTAMENTE OFFRA (il suo) ARDORE AL GIUSTO

con riferimento all’amore coltivato in segreto per il Bembo che viene ritenuto dai biografi di natura platonica; una alternativa meno probabile nell’interpretazione potrebbe anche essere CHE ALLORA (ella) INCONDIZIONATAMENTE RIVOLGA LA SUA PASSIONE ALLA GIUSTIZIA

VIRTUTEM FORMA DECORAT + IUNIPERUS
Forma dal corpo delle lettere di cui sopra la frase
22) O PURA! RES TORI FERAT DUMETUM – VINCI
O VIRTUOSA! CHE L’AFFARE DEL LETTO NUZIALE PORTI CON SÈ UN INTRICO DI SPINE

(dumetum=spineto, roveto, pruneto o anche macchia): infatti nel ritratto la testa di Ginevra è sovrastata dalla macchia oscura incombente degli aghi del ginepro, simbolo dell’intreccio mortifero in cui si trova immersa, che la sovrasta e imprigiona come in un labirinto tenebroso

VIRTUTEM FORMA DECORAT + IUNIPERUS
Forma dal corpo delle lettere di cui sopra la frase
23) FATUS PAR DUMETO: RE IRE TORUM – VINCI
IL (suo) DESTINO È SIMILE ALL’INTRICO BOSCOSO: ATTRAVERSO L’AFFARE (patto matrimoniale) ANDARE VERSO IL LETTO NUZIALE

così il ginepro oltre che simbolo di purezza è anche simbolo dell’infelicità e dell’angoscia di Ginevra

VIRTUTEM FORMA DECORAT + IUNIPERUS
Forma dal corpo delle lettere di cui sopra la frase
24) EMPTOR DARE FATUM, TORUS IURE – VINCI
COME COMPRATORE ASSEGNARE IL DESTINO: IL LETTO NUZIALE TRAMITE LA LEGGE

Infatti le norme in uso consentivano che la donna fosse maritata contro la sua volontà, decidendo così tramite la tradizione patriarcale il suo destino

 

IL PERSONAGGIO DEL PROMESSO SPOSO LUIGI DI BERNARDO NICCOLINI
(qui identificato con “ferus”, “turpis”, “foedus”, “rudis”, “reus”, “emptor”, “usurpator”, “fur”)

VIRTUTEM FORMA DECORAT + IUNIPERUS
Forma dal corpo delle lettere di cui sopra la frase
25) A FOEDERE TURPIS MURAT TORUM – VINCI
A PARTIRE DAL PATTO MATRIMONIALE IL TURPE CINGE CON MURA IL LETTO NUZIALE

Si ribadisce la posizione garantita del pretendente dopo il contratto matrimoniale e la sua ferma intenzione di far valere il patto stipulato con la famiglia di lei.

VIRTUTEM FORMA DECORAT + IUNIPERUS
Forma dal corpo delle lettere di cui sopra la frase
26) AMOR! ET FOEDUS TERRUIT PURAM – VINCI
OH AMORE! E IL BARBARO ATTERRI’ LA CASTA

Così da infrangere ogni sogno d’amore della fanciulla

VIRTUTEM FORMA DECORAT + IUNIPERUS
Forma dal corpo delle lettere di cui sopra la frase
27) AUT TORUM FOEDI TERRES PURAM – VINCI
OVVERO TU LETTO NUZIALE DEL TURPE ATTERRISCI LA CASTA

Questa frase rivela appieno la centralità della parola torum (che materialmente riconduce al nastro attorcigliato alla ghirlanda dove è scritto il motto), la quale – in quanto significa anche letto nuziale/funebre – rappresenta in questi due ulteriori significati per Ginevra Benci un vero e proprio incubo

VIRTUTEM FORMA DECORAT + IUNIPERUS
Forma dal corpo delle lettere di cui sopra la frase
28) DUM FERUS ROTAT TORUM PIAE RE – VINCI
MENTRE IL ROZZO FA ROTOLARE IL LETTO NUZIALE DELLA PIA TRAMITE L’AFFARE (IL PATTO NUZIALE)

Prefigurando le rozzezze future del marito, biograficamente documentate, che costelleranno il matrimonio mal assortito. I pochi documenti pervenuti che ne attestano la grettezza (in particolare il noto episodio in cui, in sede fiscale, lamenta al catasto le onerose spese mediche per la moglie).

VIRTUTEM FORMA DECORAT + IUNIPERUS
Forma dal corpo delle lettere di cui sopra la frase
29) A FUR! MUSA REPUDIET TORTOREM – VINCI
AH FURFANTE! LA MUSA RIPUDIERA’ IL TORTURATORE

In questa frase sorprendentemente colorita compare la parola “musa”, intesa sia come Ginevra stessa e che come Musa della poesia. Nella parte finale si raggruppano alcune frasi dedicate giustappunto proprio al riscatto che il soggetto femminile Ginevra, che era donna di cultura e poetessa, è posta in grado di realizzare attraverso la poesia, a dispetto del suo stato di moglie infelice e di donna privata della propria libertà personale.

VIRTUTEM FORMA DECORAT + IUNIPERUS
Forma dal corpo delle lettere di cui sopra la frase
30) TORUM A RUDE RE – OPTIMAS FURET – VINCI
IL LETTO NUZIALE (portato via) DAL RUDE ATTRAVERSO L’AFFARE (ovvero IL PATTO MATRIMONIALE) – IL NOBILE SI INFURIERA’

Compare in scena il secondo protagonista maschile della storia, ovvero Bernardo Bembo. Il tema della “furia” dell’erudito ed ambasciatore conseguente alla vicenda della fanciulla torna in vari punti e contesti: ad esempio anche sublimata in campo artistico-letterario (ved. frasi finali relative all’attività letteraria della “poetria” e del “poeta”, come vengono appellati)

 

IL NOBILE BEMBO CHE LA AMA E ASSISTE IMPOTENTE AL SUO DESTINO
(qui identificato come “eruditus”, “optimas”, “orator”, “poeta”)

VIRTUTEM FORMA DECORAT + IUNIPERUS
Forma dal corpo delle lettere di cui sopra la frase
31) ERUDITUS FORTE (amat) AMORE PATRUM – VINCI
L’ERUDITO PER ESEMPIO (ama) CON L’AMORE DEI PADRI

Per esemplificare come il Bembo, grande erudito, amava Ginevra, quale modello a fronte dei rozzi sentimenti del promesso sposo

VIRTUTEM FORMA DECORAT + IUNIPERUS
Forma dal corpo delle lettere di cui sopra la frase
32) OPTIMAS! RE TORUM RUET FRAUDE – VINCI
O NOBILE! PER MEZZO DEL PATTO (MATRIMONIALE) IL LETTO NUZIALE ROVINERA’ TRAMITE LA FRODE

Trattandosi di matrimonio di interesse ai danni di Ginevra, obbligata a quelle nozze. La frase va riferita alla figura dell’aristocratico Benardo Bembo, il quale è indirettamente colpito dal patto stipulato che decide la sorte di Ginevra, e può essere intesa come una constatazione e forse anche in chiave consolatoria per l’uomo che la ama restando nell’ombra

VIRTUTEM FORMA DECORAT + IUNIPERUS
Forma dal corpo delle lettere di cui sopra la frase
33) ET PURE ORATOR SUMIT FRAUDEM – VINCI
E IL LETTERATO SENZA MACCHIA SI SOBBARCA LA FRODE

Infatti l’ambasciatore Bernardo Bembo non può che prendere atto dello scellerato patto matrimoniale stipulato a danno dell’amata Ginevra

VIRTUTEM FORMA DECORAT + IUNIPERUS
Forma dal corpo delle lettere di cui sopra la frase
34) ORATOR SUMET FRAUDEM E TURPI – VINCI
E L’AMBASCIATORE SI SOBBARCHERA’ IL DANNO DA PARTE DEL TURPE

Nel senso che il danno esistenziale inferto alla donna amata si ripercuoterà sulla sua stessa vita

VIRTUTEM FORMA DECORAT + IUNIPERUS
Forma dal corpo delle lettere di cui sopra la frase
35) FORMOSA PURA TERET ERUDITUM – VINCI
LA BELLA (fanciulla) PURA LOGORERA’ L’ERUDITO

Nel senso che il Bembo si struggerà per quell’amore impossibile

DALLA PARTE DI GINEVRA: IL SUO DRAMMA INTERIORE RISPECCHIATO NEL SUO VOLTO RITRATTO
(definita “pura”, “torta”, “pia”, “iusta”, “formosa”, “poetria”, “musa”, “dea”)

VIRTUTEM FORMA DECORAT + IUNIPERUS
Forma dal corpo delle lettere di cui sopra la frase
36) TUM E TORO PRAEFERT SUDARIUM – VINCI
QUINDI (Ginevra) A CAUSA DEL LETTO NUZIALE PREFERISCE IL SUDARIO

Ginevra (ora e per il futuro) preferisce subire il calvario anziché quel matrimonio. Il termine sudario richiama – con riferimento “per contrasto” al talamo (torum) – il significato di “lenzuolo funebre”

VIRTUTEM FORMA DECORAT + IUNIPERUS
Forma dal corpo delle lettere di cui sopra la frase
37) PURA SUMIT TORTURAM FOEDERE – VINCI
L’INNOCENTE SI ADDOSSA IL TORMENTO ATTRAVERSO IL PATTO (NUZIALE)

Una ennesima conferma della coerenza della storia e della sua fedele corrispondenza al dato biografico

VIRTUTEM FORMA DECORAT + IUNIPERUS
Forma dal corpo delle lettere di cui sopra la frase
38) PURA! MARITUS RE FOEDET TORUM – VINCI
O CASTA! CHE LO SPOSO TRAMITE LA COSA (PATTO MATRIMONIALE) MACCHI (o anche FUNESTI) IL LETTO NUZIALE

La frase evidenzia l’elemento distruttivo di cui lo sposo si fa portatore rispetto a Ginevra

VIRTUTEM FORMA DECORAT + IUNIPERUS
Forma dal corpo delle lettere di cui sopra la frase
39) AMOR IUSTAE PROTRUDET FERUM – VINCI
L’AMORE DELLA GIUSTA RESPINGERA’ IL BRUTALE

VIRTUTEM FORMA DECORAT – VINCI + IUNIPERUS
Forma dal corpo delle lettere di cui sopra la frase
40) FIAT MOS TRUDERE TORUM E PURA – VINCI
AVVENGA CHE I BUONI COSTUMI (POSSANO) SPINGERE VIA IL LETTO NUZIALE DALLA CASTA

A ribadire che il patto che consegna la donna all’uomo imposto e non voluto è contrario alla legge morale, formulando l’auspicio che ciò non avvenga. La frase è un auspicio che la moralità possa trionfare salvando Ginevra dal matrimonio d’interesse da lei non voluto [mos viene qui tradotto con buoni costumi, mettendo a fuoco il significato di moralità insito nella parola latina]

VIRTUTEM FORMA DECORAT + IUNIPERUS
Forma dal corpo delle lettere di cui sopra la frase
41) MOS! ET PURA FIDAT RUERE TORUM – VINCI
BUONI COSTUMI! E LA VIRTUOSA CONFIDA DI FAR CROLLARE IL LETTO NUZIALE
ovvero il patto matrimoniale

VIRTUTEM FORMA DECORAT + IUNIPERUS
Forma dal corpo delle lettere di cui sopra la frase
42) FORTITUDO PURAE RESUMAT REM – VINCI
CHE LA FORTEZZA D’ANIMO DELLA CASTA RIPRENDA (IN MANO) LA COSA (ovvero LA SITUAZIONE):

Trattasi di auspicio che Ginevra riesca in qualche modo a gestire una situazione che la vede oppressa e resa impotente, in modo da non uscirne sconfitta o peggio annientata.

VIRTUTEM FORMA DECORAT + IUNIPERUS
Forma dal corpo delle lettere di cui sopra la frase
43) E MOTU PURA FERAT SORTEM RUDI – VINCI
CHE A PARTIRE DA UN MOTO DELL’ANIMO LA PURA SOTTRAGGA LA (SUA) SORTE AL RUDE

ovvero con la sua resistenza interiore

VIRTUTEM FORMA DECORAT + IUNIPERUS
Forma dal corpo delle lettere di cui sopra la frase
44) IRA RUMPAT TORTUM FOEDUS E RE – VINCI
CHE LO SDEGNO INFRANGA L’EQUIVOCO PATTO (MATRIMONIALE)
PROVENIENTE DALLA COSA (IL CONTRATTO)

 

LA POESIA COME RISCATTO PER GINEVRA E BERNARDO: ENTRAMBI ERANO POETI

VIRTUTEM FORMA DECORAT + IUNIPERUS
Forma dal corpo delle lettere di cui sopra la frase
45) POETA IRATUS MURO FERT RUDEM – VINCI
IL POETA ADIRATO SOPPORTA IL RUDE TRAMITE UN BALUARDO

La frase è riferita al Bembo e va intesa nel senso che, in quanto poeta, supera la propria ira verso l’aborrito rivale frapponendo il baluardo della poesia

VIRTUTEM FORMA DECORAT + IUNIPERUS
Forma dal corpo delle lettere di cui sopra la frase
46) POETA FURET – ARDOR, IUS, METRUM – VINCI
IL POETA SARA’ IN PREDA A FURORE DIVINO: PASSIONE, LEGGE, VERSO

Sono evidentemente questi i mezzi con i quali il poeta può combattere. La traduzione di “furet” applicata all’artista è omologata alla “furens Sybilla” di Cicerone, ma qui la passione è legata al controllo (legge) che domina il versificare.

VIRTUTEM FORMA DECORAT + IUNIPERUS
Forma dal corpo delle lettere di cui sopra la frase
47) E MORSU POETRIA TRUDAT FERUM – VINCI
CHE DAL TORMENTO LA POETESSA RIGETTI IL ROZZO

Infatti l’infelice Ginevra era anche poetessa, e la frase può intendersi nel senso che attraverso la sublimazione del suo tormento nella poesia, riuscirà ad allontanare idealmente la figura del marito aborrito

VIRTUTEM FORMA DECORAT + IUNIPERUS
Forma dal corpo delle lettere di cui sopra la frase
48) AURO MAESTE PROTRUDIT FERUM – VINCI
TRAMITE L’ORO (IN SENSO SPIRITUALE E IN ARTE) MESTAMENTE SCACCIA IL ROZZO

VIRTUTEM FORMA DECORAT + IUNIPERUS
Forma dal corpo delle lettere di cui sopra la frase
49) FORTITUDO PURAE ERAS METRUM! – VINCI
FORZA SPIRITUALE DELLA (fanciulla) VIRTUOSA ERI METRO DEL SUO VERSO   

Il suo unico splendido verso pervenutoci, di rara bellezza, rispecchia infatti una fierezza d’animo irriducibile “Vi chiedo perdono / io sono una tigre di montagna”.

VIRTUTEM FORMA DECORAT + IUNIPERUS
Forma dal corpo delle lettere di cui sopra la frase
50) O! ARTE MUSAE PROTRUDIT FERUM – VINCI
OH! CON L’ARTE DELLA MUSA (ella) SCACCIA VIA IL BARBARO

Questa idea della potenza dell’arte, capace di portare forza spirituale e riscatto, si lega al destino di Ginevra.

 

DI SEGUITO: LA STORIA RICAVATA DALLE FRASI ANAGRAMMATE PER MERO ACCOSTAMENTO DELLE STESSE E SENZA ARTIFICI O MODIFICA ALCUNA: AL POSTO DELLA FIRMA “VINCI” E’ APPOSTO L’ASTERISCO PER NON CREARE INTERRUZIONI NELLA LETTURA

AVVERTENZA

La “storia anagrammata” decifrata dal motto è riportata dopo la presentazione delle singole frasi. L’intento di ottimizzare l’esito “narrativo” delle cinquanta frasi anagrammate ha fatto sì che. nell’accostarle, si siano operati minimali spostamenti delle stesse rispetto all’ordine sequenziale in cui sono state qui presentate (tuttavia si chiarisce che la “storia” proposta è una versione tra le molte ricavabili dall’insieme delle 50 frasi, e che è possibile ricavarne altre versioni tramite differenti spostamenti interni delle stesse, senza che ne risulti variato il senso complessivo del testo). Infine si precisa che le traduzioni delle singole frasi anagrammate possono variare parzialmente nei vari contesti in cui sono state pubblicate, in quanto sono state fatte volta a volta, entro un certo margine di libertà consentito dalla coerenza interna e dal senso univoco del testo.

 

La storia anagrammata da VIRTUTEM FORMA DECORAT con la parola-chiave IUNIPERS
[ * L’asterisco sostituisce la parola VINCI ]

La bellezza osa volare sopra la fune come strumento di tortura * Così tramite l’oro la ghirlanda innalza la dignità * E la virtù dall’oro rende salda la ghirlanda *

Tramite la vicenda il nastro (col motto) palesa l’onestà dalla parte della giusta* E che il nastro con gli ori esalti la virtù*.

La fanciulla virtuosa dà forma alla ghirlanda che proviene dall’erudito * La medesima forma della ghirlanda che proviene dal dotto*

Due, come è vero che Ginevra al pari di lui porta la stessa ghirlanda del ramo nobiliare* … mentre la medesima ghirlanda provenne dall’ambasciatore* L’ambasciatore è a favore della (fanciulla) pura: quindi, fedelmente, la ghirlanda*.

L’usanza dei padri secondo la tradizione equivale ai patti* Oh! Il fratello sceglie il letto nuziale per l’innocente* Poni come principio che il tutore spinse la preda alla belva*

Oh amore! Il reo attraverso la frode (contrattuale) reclama il letto nuziale* L’usurpatore chiede fremendo il letto della dea* E la (fanciulla) casta teme di unire insieme al rozzo il letto* Quindi il tormento sommo di lei per il patto nuziale*

Il disonesto ottenne la (fanciulla) onesta mediante l’affare equivoco* La casta afflitta odia sobbarcarsi il rozzo* E per la virtuosa l’ambasciatore sopporta il barbaro* Che allora (ella) castamente offra il suo ardore al giusto*

O (fanciulla) virtuosa! Che l’affare del letto nuziale porti con sé un intrico di spine* Il (tuo) destino è simile all’intrico spinoso: attraverso l’affare andare verso il letto nuziale*

Il compratore assegnare il destino: il letto nuziale tramite la legge. *

A partire dal patto matrimoniale il turpe cinge con mura il letto nuziale*       Oh Amore! E il barbaro atterrì la casta* Ovvero tu letto nuziale del turpe atterrisci la casta* Mentre il rozzo fa rotolare il letto nuziale della pia tramite l’affare*

Ah furfante! La musa ripudierà il torturatore*

Il letto nuziale (portato via) dal rude attraverso il patto matrimoniale: il nobile si infurierà*. L’erudito per esempio (la ama) attraverso l’amore dei padri*

O nobile! Per mezzo del patto (matrimoniale) il letto nuziale rovinerà tramite la frode* E il letterato senza macchia si sobbarca la frode* L’ambasciatore si sobbarcherà il danno da parte dell’ignobile* La bella (fanciulla) pura estenuerà l’erudito*.

Quindi a causa del letto nuziale (Ginevra) preferisce il sudario* L’innocente si addossa il tormento attraverso il patto nuziale*.

Oh casta, (non sia mai) che lo sposo tramite l’affare macchi il letto nuziale!* L’amore della giusta respingerà il brutale*

Avvenga che i buoni costumi (possano) spingere via il letto nuziale dalla fanciulla pura* Buoni costumi! e la virtuosa confida di far crollare il letto nuziale* Che la fortezza d’animo della pura riprenda (il controllo del) la cosa* A partire da un moto dell’animo la pura sottrae la (sua) sorte al rude*

Che lo sdegno infranga l’equivoco patto matrimoniale proveniente dall’affare*.

Postilla: la poesia come riscatto per i due letterati, amanti infelici

Il poeta adirato sopporta il rude tramite un baluardo* Il poeta sarà in preda a furore divino: passione, legge, verso*

A causa del tormento la poetessa rigetterà il brutale* Forza spirituale (della fanciulla) pura eri il metro del (suo) verso* Mestamente con l’oro (dell’arte) spinge via il rozzo* Oh! Con l’aiuto della Musa (ella) scaccia via il barbaro*.

(continua)

Copyright Carla Glori e Ugo Cappello

Comments are closed.