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Mario Taddei

Foto di Mario Taddei, 2006. Ricostruzione della legatura originale di Pompeo Leoni (ricostruita da Mario Taddei). Oggi i fogli originali sfascicolati sono a Milano, Biblioteca Ambrosiana

Le imprese Visconti-Sforza, la Sforziade e le miniature del Birago

Le “imprese” della dinastia Visconti-Sforza costituiscono il cuore della tradizione famigliare e ne caratterizzano il patrimonio culturale. Ciascuna di esse porta una storia e un destino, e pertanto consentono di identificare oltre al ramo genealogico anche il personaggio a cui si riferiscono.
Permeate di leggenda e dai simboli della potenza dinastica, corrispondevano anche a un disegno politico volto a nobilitare la famiglia e confermarne il potere rispetto ai sudditi e alle altre corti della penisola.

L’arco all’infrarosso e due altre scoperte

Uno studio comparativo tra i dipinti e le riflettografie della Gioconda del Louvre e della copia del Prado ha rivelato, oltre a sorprendenti particolari che confermano l’esecuzione contemporanea delle due opere, anche l’esistenza in posizione spostata di un arco del ponte,  abbozzato da Leonardo e poi coperto con il colore, simulando un dettaglio architettonico. Tale particolare visibile all’infrarosso esiste esclusivamente sull’originale del Louvre.
La scoperta si è rivelata importante non solo perché è la prima volta che si registra la scoperta di un particolare inedito nella riflettografia del capolavoro di Leonardo, ma anche perché quell’arco è stato dipinto nell’esatta posizione del ponte Gobbo, visto oggi dalla finestra del castello Malaspina-Dal Verme di Bobbio, indicata dalla ricerca come corrispondente alla loggia in cui è ambientata la seduta di posa per la Gioconda. La scoperta di tale arco nascosto è assunta quale  prova.
Le altre due scoperte si riferiscono:

  • a tracce d’archivio che consentono di instaurare una relazione tra il quadro catalogato “la honda C”, di proprietà del Salai e la copia della Gioconda del Prado, e che fanno  ipotizzare il suo “percorso” verso il Museo del Prado
  • alla identificazione di Isabella d’Aragona quale modella del “Ritratto di dama” della Pinacoteca Ambrosiana, attraverso comparazioni di gioielli tradizionalmente di uso nuziale da parte delle donne degli Sforza e di “imprese” e simboli della famiglia. Acquistato quale quadro di Leonardo dal cardinale Borromeo, è attribuito al Maestro in un documento notarile. Lo spostamento di attribuzione ad Ambrogio de Predis è avvenuto dopo alcuni secoli.

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