Libri e scritti letterari

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La Gioconda, in memoria di Bianca • VOLUME I • LA RICERCA                                 Vai al sito
Copertina de La Giocoda - in memoria di bianca VOLUME I

Copertina de La Giocoda, In memoria di bianca • VOLUME I

Edizioni Cappello

Copertina de La Gioconda, in memoria di Bianca - LA RICERCA

Copertina de La Gioconda, in memoria di Bianca • LA RICERCA

Edizioni Cappello

LiricaMente                                                                                  Vai alla scheda

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Casa Editrice Rocco Carabba di Lanciano

Nella tua voce che mi porta lontananze
l’enigma del silenzio ha gli occhi neridella sfinge e le ali di un gabbiano
– l’antico enigma della Sfinge – mortale per chi osa guardare ed ascoltare

La voce di Erato 60001 scandì: “E adesso dimmi chi l’ha uccisa – e perché?”
Poi Erato soggiunse: “Ma al di là della mia vita e della tua è in gioco il gioco stesso, che si perpetua sovrano mutuando le sue ragioni, le sue logiche e i suoi schemi dalla macchina che, prima, lo generò…”
A queste ultime parole Beatrix 111 sobbalzò. Poi, scuotendo il capo dubbiosa, mormorò tra sé e sé: “Giocare, o non giocare… Quello è il dilemma. Se sia più nobile soffrire nella mente i colpi e i dardi dell’oltraggiosa sorte, o impugnare le armi contro un mare di tribolazioni, e col combattere porre fine ad esse? Morire, dormire; dormire: sognare forse… Giocare, o non giocare?”
E. – “Tu giocherai insignificante ibrido computante, perché per questo sei stata programmata. Proietterò per te una selezione di liriche d’amore… Il libro fu scritto e non sappiamo da chi e perché (anzi, a dire il vero fu poi anche riscritto molte volte dalle discendenti di lei): è impersonale emanazione di memoria.”

Il libro, tra cielo e mare, poggiato sulla linea dell’orizzonte, si apriva su schermi d’aria come uno spartito di cristalli liquidi e inchiostri marini, sfogliandosi e selezionando pagine.

Le Madri Montagne                                                                        Vai alla scheda

La copertina del libro “Le Madri-Montagne"

Casa Editrice Bastogi

Mute in grembo maturano figli all’assente.
( da: Le montagne – Pasturo, 9 settembre 1937 )
***
Sono la scarna siepe del tuo orto
che sta muta a fiorire
sotto convogli di zingare stelle.
( da: Voce di donna – 18 settembre 1937 )

Vittima sacrificale o ribelle mai doma, eroina romantica o femminista ante litteram, vestale mistica o passionale trasgressiva…Molto si è scritto e detto su Antonia Pozzi, molto resta ancora da scrivere sulla sua poesia. Le Madri-Montagne (sessantaquattro poesie di Antonia Pozzi, con prefazione a cura di Carla Glori), delinea una visione organica che abbraccia la poliedrica complessità dell’Opera pozziana, e nel ripercorrere, con riferimenti puntuali ai testi poetici e agli scritti autoriali, il lavoro della poetessa, ricostruisce i tratti di una figura femminile singolare ed emblematica,  di una intellettuale critica nel periodo fascista tra le due guerre,  consegnandoci un profilo di donna attuale e antica, dai molti volti e con un destino misterioso.
Emerge così, dalla sintesi d’una poesia raffinata e complessa e di un inedito nucleo sottostante di pensiero ( ricco di anticipazioni geniali nel campo della nuova cultura per la liberazione della donna), la risultante nuova di una figura-chiave nel panorama della letteratura e del pensiero femminile del Novecento.

 

Virtuale Commedia                                                                    Vai alla scheda

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Casa Editrice Bastogi

“…È il lembo terminale di foresta nel game sacrificale della macchina.

Là forse gli ultimi mutanti lanceranno la sfida finale al computer
– stirpe titanica che ha oltrepassato ogni soglia e vinto tenebre e morte –
E intanto qui sto con rattoppi di titanio, cruda tela-sudario e trine
quale target del virtual game, l’occhio insanguinato del selvatico braccato
con le striature cadmio-laser della macchina e una guepière di spine
figlia transgenica della “God’s lioness / …pivot of heels and knees!- ”

Qui sull’abisso, tra rovine del sogno imploso, nella vertigine del vuoto
– E infine è il geode alieno che reggo con la mano, non il cristallo incantato -…”

(da: “ Errando e cercando in patchwork di mondi”)

Che ci fa oggi un poema – o racconto lirico/epico delle gesta individuali e collettive di un popolo in una determinata realtà storica o metafisica – nell’attuale civiltà elettronica supernazionale, globalizzata, che corrode antiche forme e strutture dell’immaginario e del conoscibile, insomma la nostra stessa memoria?
…questa scelta di scrittura a poema sembra obbedire qui all’istanza di uscir fuori dalle vacue tendenze letterarie del momento… per ascoltare e seguire piuttosto la voce antica e possente di un viaggiatore del tempo e dello spazio il quale, per cogliere l’autenticità del vissuto, il nucleo duro e virtuoso dell’esistenza, aveva attraversato gli orrori e le glorie del regno dei morti.

(dalla prefazione di Romolo Runcini)

Umana Commedia – Storia di una maratoneta                                 Vai alla scheda

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Casa Editrice Torchio Orafo

Dall’introduzione di Barbara Lanati

Non ci sono cantiche o gironi, fiumi da attraversare, incontri, figure, pianti o maledizioni in questa Umana Commedia. Non c’è guida premurosa e attenta che spieghi, illumini, indirizzi il cammino. Non c’è discesa che porti a un’ascesa, ma il passo affrettato, la corsa di una donna sola.
“Arianna senza filo”, che sa di dover intraprendere un lungo, periglioso viaggio.

***
Dalla nota di Rebecca West

This poem does not fit easily into any category; it breaks with the modern Italian poetic tradition while clearly harking back to another “Comedy” whose pilgrim also sought to enter into the heart of human and transcendental experience.
The “Human Comedy” carries the reader along, as does Dante, through desolation, fear, need…

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