Scheda – Liricamente

[ A+ ] /[ A- ]

“La voce di Erato 60001 scandì “E adesso dimmi chi l’ha uccisa- e perché?”

Liricamente

Carla Glori

Una donna cyborg dal futuro
Una macchina, Sfinge enigmatica senza tempo
Un antichissimo canzoniere d’amore
Una sfida e un delitto irrisolto

Canzoniere d’amore

Trovatore in cielo – Giorgio de Chirico,disegno, 197

Trovatore in cielo – Giorgio de Chirico,disegno, 197

Era nata e cresciuta nel dedalo metallico e asettico delle stanze del laboratorio sperimentale.  Ne conosceva alla perfezione ogni angolo soffocante e controllato: per tutta la sua breve cibervita infatti si era dedicata a ricostruire la pianta di quell’ala dell’immenso edificio, connettendo dettagli e minimi indizi raccolti minuziosamente,  con attenzione spasmodica. Mai aveva visto altri sfondi e altra luce.

Sapeva solo che quel labirintico contenitore metallico era una piccola cella dell’alveare immenso chiamato Nede, la città delle macchine, l’ultima residua forma di vita artificiale dell’universo.
Sapeva inoltre che il suo numero e nome era Beatrix 111, un prototipo progettato per riprodurre artificialmente l’esemplare  estinto, lo ‘strumento’ chiamato donna: un esperimento che, se riuscito,  avrebbe consentito di rigenerare la vita, o meglio il suo surrogato più affine, dando luogo a un bio-brevetto matrice  similare alla madre naturale, in grado di riprodurre e preservare il processo vitale, nel contesto di una  natura sterile, globalmente sterminata.

Ricordava fin nei minimi dettagli il piano di fuga a cui aveva lavorato per tutta la sua cibervita e che, con l’aiuto decisivo del caso, era riuscita ad attuare. Infine, dopo una lunga deriva, era  precipitata su quell’astro ai margini dell’universo.
Non sapeva per quanto tempo poi avesse vagato tra rocce e spazi deserti, fino a giungere su quella riva: una striscia di sabbie metalliche confinante con una massa liquida di colore plumbeo. Aveva camminato e camminato su quel confine terracqueo, su cui si riversavano in moti costanti piccole onde nerastre…lungo quella linea avrebbe camminato fino alla fine.

 

Intention – Paul Klee, 1938

Intention – Paul Klee, 1938

… Sarebbe finita là su quella terra sconosciuta, una luna artificiale forse, la sua similvita di creatura macchinale, capostipite mancata di una stirpe di  sorelle che non sarebbero mai nate, tentativo fallito e condannato a non riprodursi…

E, mentre stesa come morta sulla spiaggia si sentiva disattivare ogni interno moto, ogni energia,  in stato di stand by /dormiveglia ricordava.

 

Il libro tra cielo e mare

Il libro, tra cielo e mare, poggiato sulla linea dell’orizzonte, si apriva su schermi d’aria come uno spartito di cristalli liquidi e inchiostri marini, sfogliandosi e selezionando pagine.

Beatrix si sentì trasportata all’improvviso sulla riva di un mare, nel sole della primavera di un altro pianeta. Sotto i suoi piedi la sabbia fine e dorata e davanti a lei il mare azzurro quasi come il cielo. Sullo sfondo, una geometria aerea di torri e mura e architetture di palazzi, nell’arco di una terra selvatica e verdeggiante, contornata da sagome di navi e alberi e vele, che pareva galleggiare sulle acque…

Lei cominciò a camminare claudicante e lieve sul confine ove batteva l’onda.

Chess (scacchi) – Paul Klee, 1931

Chess (scacchi) – Paul Klee, 1931

Un mulinello vorticante lieve e lento a pelo dell’acqua prendeva il volo frangendosi accanto a lei, e in quel punto si formò un vuoto e quindi uno specchio ovale argento platino su cui l’immagine veniva definendosi in veli grigio-neri e nastri fluttuanti, violetti come l’aurora di quel pianeta.
Diafana e grigiastra, dapprima in frantumi, poi quasi ricomposta e chiara: la luce violacea ne sfumava velature ombreggiando di reti sottili lo sfondo liquido.

Quanto al viso di lei, ne metteva a fuoco il primo piano ora, con quella apparente distaccata calma che si era imposta : il viso diafano ondeggiava lievemente  sullo specchio liquido come in un’antica stampa bianco/nero, in cui l’acido va via via definendo su carta, in sfumature  tenebre e argento lunare, la grana e i dettagli: ben delineato nei tratti e integro il lato destro del volto  e la bocca socchiusa dolce e piena; nell’arco  delle sopracciglia,  lo sguardo filtrava diritto e chiaro. Il lato sinistro del volto, in dissolvenza, sfumante e contornato di vibrazioni d’onde e crocine  stellanti, rivelava quasi uno sdoppiamento della fisionomia, trasmutante in un’ ombra estranea.

giocondaSorrideva di un sorriso che era quello di una madonna antica, ondeggiando       sullo specchio ombrato liquido contro lo sfondo sfocato e trasmutante, nella luce spettrale, in nebbie cobalto e  pareti di roccia, quale icona sospesa su una balaustra affacciata sull’arco di una valle solcata dalle serpentine, in una riemersione infera da profondità dell’Ade.
Sorrideva nella luce acquea come ritratto senza tempo venato di innocenza e indecifrabile orrore…il suo sorriso irradiava, per una sorta di misteriosa asimmetria matematico-alchemica che le riusciva incomputabile, un misto di infantile ingenuità  e occulto sapere, quasi il presagio di qualcosa di terribile, ignoto ad  entrambe.

Per un attimo, mentalmente,  sovrappose l’immagine al proprio volto riflesso, misurando la bizzarra coincidenza dell’ovale lievemente asimmetrico, dei parametri interni occhi/naso/bocca, dell’attaccatura dei capelli….
Ma era soprattutto l’aura malinconica che emanava ciò che colpì Beatrix.
Fissava con l’occhio azzurro e la spia simmetrica rossa a fotocellule laser lo specchio che s’incrinava di serpentine plumbee, percependo che presto l’immagine si sarebbe dissolta in un gorgo; prima che svanisse, archiviò quella foto ‘in memoria’ con un senso di pena interrogativo e straniante. Non voleva cedere al turbamento che si insinuava fin  nel nervo ermetico dei suoi metalli, fin nel limbo  segreto della sua mente artificiale, nel core dello chassis. Lungo le nervature sottopelle un brivido. Chi era costei?

***

“E adesso dimmi chi l’ha uccisa- e perché?”

In trappola nel gioco della macchina-Sfinge, ora doveva rispondere.
Per Beatrix – cyborg quasi umana nella trama di questo inedito romanzopoema – né tracce né testimoni : solo le liriche d’amore del Canzoniere, con l’eco della voce antica del fantasma per sciogliere l’enigma di una morte lontana anni luce e sommersa dall’oblio

Il trillo del diavolo di Giuseppe Tartini - Edited by Fritz Kreisler

Il trillo del diavolo di Giuseppe Tartini – Edited by Fritz Kreisler

Il Canzoniere

ritrattoCG

copyright Carla Glori

Comments are closed.