Liricamente – Canzoniere d’amore

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Liricamente

Canzoniere d’amore

Ritratto di C. - Foto di Valentino Torello 1990

Ritratto di C. – Foto di Valentino Torello 1990

Claude Monet - Cap d'Antibes. Mistral, 1888

Claude Monet – Cap d’Antibes. Mistral, 1888

 

IL LIBRO TRA CIELO E MARE…

Beatrix si sentì trasportata all’improvviso sulla riva di un mare, nel sole della primavera di un altro pianeta.

Sapeva che si sarebbe sentita felice in quell’alba, e le onde ai suoi piedi erano così lievi e trasparenti, seriche, sciabordanti nella luce…era come se eseguisse un rituale usato, animata da un flusso di memoria sull’onda di una musica. Come bere in cristalli il filtro di una millenaria afrodisiaca ambrosia.
Stava immobile guardando l’orizzonte con quella sorta di risaputa felicità, come attendendo qualcosa, e quell’attesa era un’euforia indefinita, indefinitamente desiderante…

Lei cominciò a camminare claudicante e lieve sul confine ove batteva l’onda.

ECHI DALL’ONDA

orme lievi tracciavano sulla sabbia la mappa di un percorso
sullo sfondo di una riva solitaria nella luce di maggio
Intorno, una terra  rocciosa e in fiore, forse un’isola
Era una conchiglia dall’interno rosa la prima traccia
che risuonava come l’onda, e inattuale l’eco
di un canto d’amore della voce in lontananze

***

 Rowing in Eden –
Ah, the Sea!
Might I but moor – Tonight –
In Thee!
Emily Dickinson – da: Wild Nights – Wild Nights!

***

Is Eden’s innuendo
“If you dare?”
Emily Dickinson – da: Not seeing, still we know

Nel tuo silenzio che mi porta lontananze
di mondi e sconosciute città
di mare attraverso cui tu torni
a questo rifugio dai silenzi
intensi aspramente marini
colgo il respiro di oceaniche voci
e correnti profonde Mentre in me
si fa rifranta e chiara superficie
acquea memoria che riaffiora in luce

Spezzare il filo di una appartenenza
che è come il vento come il mare
Come il mare che ti risucchia immenso
nelle profonde cavità di stanze
segreti spazi di arcane vite
Nelle profondità di favolose
bellezze e naturali ferocie
Come il sogno di Atlantide nei sommersi
universi di immaginario sentire
Mentre l’onda mi frange sulla roccia
maschia potenza che voglio assalire
di spumeggiante desiderante essenza

VOCI DALL’OMBRA

come per il corrompersi della luce cala la sera
e poi trapassa in notte, ora si spengono a mille
cristalli acquei riflessi e solo ardono lune
d’assenzio e si distende il nero velluto d’oceano
– Era una porpora greca la seconda traccia e il suo respiro
ansito d’onda franto come vento tra dune –

***

Si quieres besarme…besa

Ma no hagas mi boca presa…
bèsame quedo en los ojos.
No me hables de los hechizos
Alfonsina Storni –  da Al oìdo

***

Persefone! Il chicco di melograna!
Come scordare te  nel gelo dell’inverno?

Persefone – dal chicco perduta!
Marina Cvetaeva –  da Poema della montagna

(…ma al terzo chicco del suo principe Persefone
non ebbe più risveglio o sogno o vita
Per il destino che lega agli inferi senza ritorno
al giorno – E mai nessuno l’ha risvegliata )

La fossa era profonda cinquecento cubiti
Nella nicchia scavata dentro le viscere
del vulcano Tra muraglie di fuoco
e i cristalli al nucleo della nera pietra
Era la bara in cui Persefone sognava
orrore di mostri di un’altra luna
e ombre oscure – voluttà del desiderio
e il bacio avvelenato e la sua fiaba
Sospesa tra le segrete dell’inferno
– sotterranee prigioni dei dannati
innocenti precipitati al fondo
in terra bruna e pregna di vermi
contaminati e vite d’altra luna –
Siero di salamandra e polvere di falena
cantaridi e locuste arse da laser
mescolati a macerare in letti d’erbe
tra filtri in cristalli virus-memoria
e licheni fotosintetici di Marte
Con la ferita profonda e rossa alla vita
Sesso e bocca – fiori di sangue rappreso –
e flagelli inferti alla pelle nel cadere
E intrecci di serpi a farle corona
– Nel sogno di Persefone annodato in spire
anch’io sognavo cosciente di sognare
Poi – risvegliata a terra in luce di maggio –
sono resuscitata dalle fauci del drago!

VARIAZIONI DALLA FIAMMA

errando sulla battigia tra petali di spuma e scintille
del tramonto sfuso sulle acque dentro il cerchio
stregato del mago Improvvisando variazioni
di passi oltre il tracciato della memoria oltre il confine
– Terza traccia fu la bivalva viva dai riflessi di fiamma –

***

(Eros)
giungendo dal cielo avvolto da una clamide purpurea
Saffo – Frammento 54 Voigt

***

Ancora una volta Eros che scioglie le membra mi scuote
dolceamara  invincibile strisciante fiera
Saffo Frammento 130 Voigt

È a doppio taglio la lama del desiderio
e sfaccettate le alchimie della sua fiamma
che se troppo tenue trascolora langue e si spegne
se troppo vivida arde e consuma digradando al nero…

Nel suo cerchio stregato è incantesimo – o la sfida,
antica ragione desiderante che fu vita

Vedi che il mio desiderio ci porta a una fiera guerra
mimata ogni volta in una simbolica danza
che si svolge in un’aura extragravità o sogno
o sfera in cui la libertà non arretra
E con questa spinosa rosa rossa io mi pungo
e ti insanguino il petto con il ramo
ligneo che mi potrebbe esser corona
di spine ma che è impropria arma di offesa
E coi suoi petali accesi tra le dita
teneri come illusione di un bel fiore
resto a contare gli anni di una sfida
che mi preserva il ramo e il nudo cuore

Ma il desiderio ha un senso antico più del mondo
come il sogno segreto o arcani venti
che soffiano nel cuore sulle braci
occulte ardenti sotto immota cenere
da stagioni di astrale lontananza
in oltremondi che noi traversiamo,
scintille volteggianti in fantasie
d’aria e terrestre gravità nel vortice
d’una irreale fiammeggiante danza

ASSOLO IN BLU NOTTE

sono sciami di falene fradice con le ali tarpate
che al chiarore della luna nel riflusso della marea
restituisce la risacca E si cammina su un manto
vivente d’ali frante sulle rotte d’Oriente
– La quarta traccia è il nautilus, fossile nero lucente
riemerso dal fondo, dal velluto della notte –

***

Je ne sais pas pourquoi je meurs et noie
Avant d’entrer à l’éternel séjour
Je ne sais pas de qui je suis la proie.
Je ne sais pas de qui je suis l’amour
Catherine Pozzi – da: Nyx

***

The heart shuts,
The sea slides back,
The mirrors are sheeted.
Sylvia Plath – da: Contusion

E se non rimarrai sarà destino
Perché non ha catene il sentimento
E la sua legge è memoria in ali di vento
marino

L’assedio del dolore in spire d’onde in lutto
entro acque di velluto mi rinchiude
al cuore della segreta vita tradita
E in alto l’anima tra struggenti note
del mio violino nel vento di un assolo
che il demone con l’archetto sega effonde
volteggia e danza su taglienti lame
Tra flutti tenebra senza aure di lune
in cui mi immergo oltre memoria e pianto
sull’ondamusica ove riluce il Sogno

Dei giorni bui non resta che la luce
filtrata dallo sguardo fino al cuore
tamburellante e sordo come ingenuo
primitivo strumento di dolore
Con la sua musica caotica e oscura
elementare eppure indecifrabile
tam tam degli antichissimi rituali
che risuona certe notti fino al mare

rough_sea

Claude Monet – Mer agitée

INTERMEZZO BUIO

Di colpo scendeva una cortina di foschie a schermare le forme del paesaggio e  a confondersi col mare in un grigio ovattato d’ armonie cromatiche color piombo…

Il posto era lo stesso, ma sembrava una terra straniera: livida, nella luce sinistra che prelude gli inverni, ostile nel vortice di vento e onde.
La linea dell’orizzonte era oscurata e così lo schermo aereo su cui si apriva  il libro, mentre il vento ne scompaginava violentemente le pagine madreperla cifrate da inchiostri abbrunati, rigate di gocce come lacrime.
Tutto faceva pensare a una lunga stagione di tempeste e silenzi, alla partenza e all’addio,
Solo uno stormo migrante di uccelli marini varcava il cielo verso l’orizzonte, svanendo tra le pagine in filigrana digitale del libro, che si sfogliavano aeree in lontananze.

Da oltremare giungevano voci, alternamente in  coro oppure sole.

CANTI MIGRANTI

erano cori e voci sole dall’ultimo orizzonte
e lasciavano immaginare un lungo viaggio
su rotte nuove e sconosciute o forse un addio
– Il quinto reperto era l’ ippocampo ferito
risucchiato dall’onda, che al mare voleva tornare

***

Je suis sauvé je suis perdu
Je me cherche dans l’inconnu
Un nom libre de la mèmoire
Catherine Pozzi – da: Escopolamine

***

Edifice of Ocean
Thy tumultuous Rooms
Suit me at a venture
Better than the Tombs
Emily Dickinson – da:Fortitude incarnate

Il mare che io conosco non è lo stesso
non è teatro di sfide e di conquiste
non è la quotidiana prova dell’esistere
nella storia che identifica e afferma
in lotte in cui sconfitte e vittorie
nei giorni come bandiere si alternano
nel vento che fa la spola da terra
Il mare che io conosco è deserto
e sopra ha un cielo vuoto come un cavo
nulla che si dissolve nel baratro
d’acque che si ripetono in eterno
Ma quando lo attraverso è guerra
occulta di elementi e forze oscure
che in vortici mi accerchiano e la sfida
è impari perché si gioca per la vita
assolutamente ogni volta e a ogni prova
E a terra non c’è stendardo di gloria
che valga una vittoria e la resa
è per sempre e senza riscatto se non per quella
solitaria grandezza senza storia

CARMI DEL NAUFRAGIO E D’OLTREMARE

…livida la luce sulla landa deserta lunare
Salivano dal fondo i lamenti e il pianto dei dispersi
e dei superstiti  che infine la marea restituiva
– Penultima traccia era il corallo delle profondità,
scagliato a riva –

***

Souls, rolled in the doom-noise of the sea.
They bruise the rocks out of existence, then resurrect them.
They go up without hope, like sighs.
Sylvia Plath – da: Finisterre

***

Selvagge, scintillanti ebbre-braccia
Schiumano e si perdono
E come tutto si accalca e si stringe
Nell’ultimo movimento
Più breve respira il tempo
Nel grembo dei Senzatempo

Else Lasker-Schùler – da: Der letzte Stern

Anfratti occulti del nero assoluto e puro
Ed ovattate stanze della troppo azzurra luce
Stanze del sogno immemori deserte e silenti
Sepolcrali cavità oltre schermi di coralli ed erbe
e architetture antiche di mura e templi profani
Rovesciato cosmo acqueo siderale senza lune
Ove occhi non colgono che deformi e mute e lente
lentissime reliquie fluttuanti sommerse
Culla altalenante del vivo sognante
Bara trasparente d’immote vite sospese
tra tenebra del fondo e diurna aerea levità
Ove sepolti naufraghi e dispersi del viaggio
e ignari figli caduti e perduti del tempo
perennemente dormono il sonno senza sogni
fino al risveglio scritto nell’invisibile libro
E ove l’onda rinasce alla solare superficie
per moto segreto d’imponderabile naturalità
dal gioco delle correnti sotterranee e di energie
per riemergere all’incognita del magico arco in luce
E risale in musica nuova sul terracqueo spartito
e in notturno lunare al ciclo arcano delle maree
Sempre fino a rifrangersi entro il disegno infinito

Nel sogno la sciabola argento a filo delle onde
rinchiusa nella mia mano riemerse animata
dal limbo delle acque specchiante l’aurora
in candido abbaglio, e la serpe si avvolse
Incanto ascendente oltre scale d’ azzurri
marini e cielo fin verso un miraggio
o vita irreale, retaggio di mondi
stellari domini o chimere o sirene
Per l’immaginario fu sfida e varcai
quell’acqueo deserto al confine più nero
Ché l’inganno d’amore rapisce dal vero
su oceano da cui non si torna e si muore

Ormai interdetto è l’albero antico
La serpe perenne seduce il sognante
E il mare è abitato da mostri e alla luce
è gioco illusorio di parvenze del bene
E annienta innocenti creature d’amore
E inghiotte ogni cuore né si placa mai

Poi mi risvegliai dal fatale naufragio
del Sogno ancor viva E per dirlo tornai

ULTIMO CANTO D’ARIANNA IN NAXOS

era di porpora e sanguinava il cielo sull’isola
che poco a poco trascolorava sfumando nel mare
E sulla sabbia le orme si disfacevano  acquee
al confine ove l’onda le copriva  di spume candide
– L’ultima traccia era un cristallo di lava d’Atlantide –

***

 This-  is the Land – the Sunset washes –
These – are the Banks of the Yellow Sea –
Where  it rose – or whiter it rushes –
These – are the Western Mystery!
Emily Dickinson – da This is the Land – the Sunset washes-

***

Divinamente tranquilla e leggera
La mano scura della Musa richiude
L’incompiuta pagina dei versi
Anna Achmatova – da: Isolamento

Claude Monet - Les falaises de Pourville sous la pluie, 1886

Claude Monet – Les falaises de Pourville sous la pluie, 1886

 

 

 Epitaffio
L’ultimo reperto fu lo scheletro della stella di mare 

***

Traición! Traición! Tu fina puňalada
Sangra mi vena y de darme muerte
Alfonsina Storni – da:Plegaria a la tràicion

***

…Assassin of a Bird
Resembles to my outraged mind
The firing in Heaven,
On Angels – squandering for you
Their Miracles of Tune
Emily Dickinson – da: His Bill is clasped – his Eye forsook –

 

 Precipitata in fondo alla notte da ignota mano
dell’assassino nell’ombra. Mentre danzavo
sull’ondamusica del sentimento – Eppure
nel giorno chiaro io desideravo
 

 

ERA SCORSO IN UN FLASH TUTTO IL LIBRO TRASCRITTO DALL’INVISIBILE…

Era scorso in un flash tutto il libro trascritto dall’invisibile. Ed era scesa l’oscurità su quel lembo di cosmo senza tempo, dove ancora ruotavano astri sul confine del caos…Presto il buco nero supermassiccio – centro galattico dall’intensa sorgente di onde radio – con la sua enorme attrazione gravitazionale avrebbe fagocitato polveri e stelle circostanti, distrutte dalle tremende forze mareali…non sarebbe rimasto nulla di quell’ultimo pianeta.
La voce di Erato 60001 scandì:

E – E adesso dimmi chi l’ha uccisa… e perché?-

Un guizzo laser-rubino si accese nel suo occhio sinistro, quindi Beatrix rispose con voce lenta e metallica

copyright Carla Glori

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