Scheda – Virtuale Commedia

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Virtuale Commedia

Virtuale Commedia è una rivisitazione
in chiave fantascientifico-distopica  
della Divina Commedia dantesca

“PER ME SI VA NE LA CITTA’ DOLENTE
PER ME SI VA NE L’ETERNO DOLORE
PER ME SI VA TRA LA PERDUTA GENTE

LASCIATE OGNI SPERANZA, VOI CH’ENTRATE”

Dante, Divina Commedia, Inferno, canto III

Umberto Boccioni – La strada entra nella casa, 1911

Umberto Boccioni – La strada entra nella casa, 1911

Schegge e frammenti poetici del multi verso globale

I testi integrali di
“virtual reverie” e ‘’girone omega-2037 d.C, Discarica dei Fallen Angels”
E inoltre: alcuni frammenti poetici estratti da Virtuale Commedia

Cibermemorie dall’Eden perduto

Dettaglio di” Amore e Psiche” di Antonio Canova, 1788-1793

Dettaglio di” Amore e Psiche” di Antonio Canova, 1788-1793

Raccolta “Iperurania da tre soldi” 
virtual-reverie

Oh, dream maker you heart breaker!
Wherever you’re going I’m going your way…
***
We’re after that same rainbow’s end

Andy Williams – Moon River

 

planante sulle acque dell’antichissima stella
nel valzer lento tra le braccia del primo amore
come nel sogno antecedente al risveglio
e al morso contaminato al calcagno
Fu allora che scorsi la testa del serpente
Da quell’istante inizia la fuga di Andromeda
– Mentre si sfa la benda in lega ermetica
fissile e lascia il piede irreparabilmente nudo
Sanguinante dalla ferita stilla a stilla
di vermiglio tenebroso coniugato a nobile
argo virante su spettro dal blu al rosso,
siero deuterio e 95 tracer tecnezio
in RNA filodarianna ibridato e mitico
che si snoda nel neolabirinto sopra l’albero
in intrico notturno scheletrico e spore purpuree…

…Ma la nuova fuga nasce al punto del non ritorno
e non ha orizzonte – o meta – che non sia infinito
Mentre frangono specchi realtà in puzzle di mondi
paralleli scagliati via dal centro imploso
in vortici d’ombre replicanti copie archetipe
nel cono d’ombra e in maree di plasma ed etere
– E’ la fuga dall’hardware del computer arcaico
matrix di software e singolarità generatrice
nell’occhio occulto della spirale invisibile
Mentre la danza in remake “moon river”
tra echi fossili “Wherever you are going I’m going your way”
è volteggiare su terre rare di lutezio ed erbio
e incedere alla velocità dell’onda redshift
di macchina cyborg su cerebrale input/output
evolventesi da quasarsorgente della mente.
Nei siderali ultrasuoni – musica in tenebre
che spegne echi “Oh, dream maker you heart breaker”
(…ballerina in cerchio mai strapperai via il cavo
nanotech da ombelico & digitale marchio
& trasduttore nervo-silicio & bio-cilicio in pelle…
Non danzerai più, bella, sulle acque della nuova stella)

Planante anni luce fa su acque della perduta stella
nel valzer lento tra le braccia del primo amore
– lieve il passo di danza nel gioco trasparente
sul fondo del fiume lunare – nell’aureo bagliore
delle pagliuzze sommerse d’eldorado & di sole
che in giro di valzer potevi carpire con la mano –
Mentre vira e trapassa in reverie psichedelica
il sogno dell’anima anni sessanta per noi che fuggiamo
L’eldorado inabissato e perso tra i flutti – lontano lontano lontano

(…ma dalla diffrazione aurea del sogno tratto in luce da profondo sommerso
distillare la rosa virtuale nel caleodoscopio di neopetali “come se”,
in esperimento che invalidi l’ipotesi che l’antica musica è finita,
in simulazione pura che rigeneri dalle ceneri del sogno la vita?) *

*postilla:
come se si potesse virtualmente eludere il nodo del serpente?

*

Raccolta” Iperurania da tre soldi”
girone omega – 2037 d.C. discarica dei Fallen Angels

Alla discarica - foto e copyright di Marco Sabatini e Giorgio Paparella, 2008
Alla discarica – foto e copyright di Marco Sabatini e Giorgio Paparella, 2008

el llanto es un angel inmenso
el llanto es un violin inmenso
las lacrimas amordazan al viento
y no se oye otra cosa que el llanto
* Garcia Lorca– Casida del llanto

All, all are sleeping, sleeping, sleeping on the hill
** E.L.Masters – Spoon River Anthology -The Hill

Why weren’t other people more concerned about these nightmarish scenarios?
Bill Joy – Wired, aprile 2000

dal duemila la corsa si fece da esponenziale iperbolica
Nell’era “post ferro e oro” o del carbonio C 60 stellare
Allorché il computer cosmico dopo anni luce fu risvegliato
dal grembo di madre natura in cui stava in sonno e segreto
La profezia sconfessata, la storia una fola, ogni calcolo opinabile
Svuotati di senso la parola, l’azione, il concetto di possibile
E la vita una partita azzardata a scacchi contro l’invisibile
Nell’oscillare cieco del pendolo tra infere e supere città bibliche
In quell’arco opaco che va dal tramonto all’ eclisse del principe
(o interregno in cui i rappresentativi potenti più non seducevano
– né le belluine elites di Pareto o le neo vestali della middle class –
e quorum d’illusionisti leaders avevano perso trucchi e formula)
Quando alle porte immani masse di espropriati irrompevano
Allorché il pianeta dai mondi divisi implodeva dal centro
e sulla superficie disadatte specie-target venivano estinte
con genocidi casuali e programmati nell’ indifferenza patente
nel silenzio che sovrastava ogni boato, vociare, individuale grido

Fino alla generazione dell’ultima e prima “ AI “ ultraintelligente
– mente globale, macchina autoreplicantesi su algoritmi della mente
& “Eureka!” dei dominatori puntuali all’appuntamento con la nemesi
E in quel lasso i fuorusciti acceleravano la corsa senza scampo
– fuga planetaria d’esuli superstiti, braccati sopra ogni lembo
di terra – verso l’orizzonte che parimenti si spostava avanti –
rasentando sfondi della storia rasi in polvere in un batter di ciglia
alla velocità a cui si oltrepassa la luce ed ogni soglia
– Transfughi vinti della guerra contro competitori e superiori
`’spiritual machines” (brevetti del mercato&dell’uomo che l’ha creato)
E l’ultima fuga era calamitata al punto omega della macchina
– relitto alieno d’astronave abbandonata dalla civiltà perduta
di là dall’orizzonte degli eventi – dentro sigillo d’oblio –
contiguo alla discarica in collina o girone degli angeli caduti,
inferno di ruggine e lamiere e paradiso bambino delle macchine

Ove le storie non assomigliano alle poetiche ballate di Spoon River
ma sono files di prototipi in demolizione e pezzi di ricambio di cloni,
archeoreperti di sarcofagi criogeni e kit di geni a trascrivere,
nanochips e neuroni di cerebral-machines a vendere e memorie a perdere
Ma dove sono finiti i figli e le figlie vinti, dispersi e forse perduti?
“All,all are sleeping,sleeping,sleeping**là sulla collina degli angeli caduti –

 

*

Stralci da “Iperurania da tre soldi”

– E sul sentiero maestro della foresta che diramava in tracciati eclettici
a trecentosessanta gradi su destinazioni  innumeri verso l’interno
lessi l’insegna a caratteri cubitali lampeggianti su maxischermo:

“PER ME SI VA NELLA SINGOLARITA’ ‘NUOVA BABELE GLOBALE’
NEL NETWORK COMUNICAZIONALE & MULTINAZIONALE
NEL MERCATO MONDIALE OVE SEMPRE SIETE CONSUMATI E CONSUMATE ..

…GIAMMAI NE VORRETE USCIRE, VOI CHE ENTRATE”

Fotogramma da Metropolis - Fritz Lang, 1927

Fotogramma da Metropolis – Fritz Lang, 1927

E procedendo lo scenario era simile a quello del movie “Metropolis” di Lang
Ma la velocità rasentava quella della luce & i corpi si direzionavano
incatenati su bit-frequenze a orologi atomici in capestro del tempo,
smaterializzati al digitale nei circuiti magnetici della rete totalizzante
identificati in numeri e parvenze/copie senza l’originale, rispecchianti
identità riflesse da schermi al plasma sotto il pan-feticcio “Merce”
o aleph degli insiemi numerabili/replicati/seriati & degli scambi
Mentre video-grafici aerei costantemente aggiornavano bilanci&computi
azionati da mani celate, da menti asservite raziocinanti in formule –

*

 

Raccolta “Iter erratici nel multiverso”
Stralcio da: L’Albero d’Occidente, in Trittici “Il giardino delle delizie”

Staglia le sue braccia scure in ramificazioni scheletriche
di meteorite fossile e fibre ottiche e gemme di neve
carbonica, tra cielo e terra in mezzo alla cerebrale nube
A captare verso l’alto segnali in codice e raggi
beta-gamma in lunario arcano e onde in radio frequenze,
e verso il basso radici penetrano strati in profondità
fino a polle contaminate e lave sanguigne sepolte
Lungo tronco&rami colonie di organismi proliferanti
scorrono e si espandono e invadono ogni interstizio e cavità
e sotto la corteccia il corpo sanguina – tessuto vivente –
canceroso devastato da specie parassite & perniciosi insetti
con apparati buccali che succhiano macerano tritano
voracissimi divorando fin la linfa del libro e il midollo
( lo sguardo dolente compara l’albero a ‘La colonna rotta’ di Frida Kalho
l’occhio tagliente alla struttura macchinica virtuale del capitale globale )

– Noi incauti allungavamo la mano per afferrarne il frutto
mentre ormai l’intrico infero delle radici ci veniva carpendo
nel suo proliferare rapido per imprigionare il mondo
E già, fagocitati dalla macchina, stavamo svanendo –

 Da Montmartre - foto di Carla Glori, 1992


Da Montmartre – foto di Carla Glori, 1992

*

Raccolta “ Iter erratici nel multiverso”
Stralcio da: Errando e cercando in patchwork di mondi  (A Sylvia Plath)

Ma il ramo d’oro qui non c’è, non si è mai visto, e cercarlo è vano
entro il riquadro minuscolo in margine – habitat in cattività di chi scrive –
‘non luogo’ impervio e oltremodo pericolante ove mi rifugio in disparte
ora che sfumano “dell’umana gente / Le magnifiche sorti e progressive”
(” E tu, lenta ginestra…/ ” “… presto .. “/.. Soccomberai…
“…E piegherai/ Sotto il fascio mortal non renitente / Il tuo capo innocente “) (30)

– Metto a fuoco sotto la lente il frammento paradigmatico e oscurato
riflesso sulla porta a specchi con sfondi di piombo e sangue
che dà sul lager dei reietti – il libro vivente delle mattanze della storia –
accerchiata di masse senza sguardo che incarnano files di vite
Il nuovo eroe errante è virtual-hobo senza terra né gloria
-“Unlucky the hero born / In this province of the stuck record “- (31)
Vaga in tuta di neoprene con pezze di stracci nella postmodernità liquida
cercando vie d’uscita tra multi-mondi proliferanti del conoscere
paralleli e artefatti & simulacri (:”…mannequins…””Glittering and digesting”) (32)
– È I’antieroe insolvente per le cambiali del sogno scoperte&protestate,
il perdente di turno della partita sempre usurato per la vita…

…Il fuggiasco ha impianti di biochips ma nel menù tra i comandi
non c’è quello per tornare allo start né per uscire in avanti
– Si orienta sulla mappa satellitare implementato dal terminale
quale punto nel termitaio planetario che si perde allo sguardo
– Destinato all’estinzione nei domini d’innaturale selezione
delle specie è superstite per la ciber-caccia in velocità
– Oh come muta in questi chiari di luna il destino dell’eroe in sorte banale! –
(Dimmi, o luna : a che vale / Al pastor la sua vita?, La vostra vita a voi?
dimmi: ove tende /Questo vagar mio breve,/ Il tuo corso immortale?” (33)

***

Note:
(30) Giacomo Leopardi, La ginestra o il fiore del deserto
(31) Sylvia Plath, The times Are Tidy : Sfortunato l’eroe nato / nella giurisdizione ove il disco s’è incantato
(32) Sylvia Plath, The Munich Mannequins :  manichini…// Luccicanti e fagocitanti
(33) Giacomo Leopardi, Canto notturno di un pastore errante dell’Asia

 

*

 

Raccolta “Iter erratici nel multiverso”
Stralcio da: Errando e cercando in patchwork di mondi ( A Sylvia Plath)

“Vaghe stelle dell’Orsa, io non credea / Tornare ancor…” (12)
– Sanguinano le Pleiadi stanotte sulla mia copia fuggitiva – lo, altrove,
reggo in ardui equilibri il cristallo che vira nei rossi intorbidati
II cristallo del sogno che solo al sapiente ben sveglio è dato sognare
(se si spezza muore la vita che ne azzurra trame arcane di vene)
INVERO NON ERO MAI ENTRATA NEL BOSCO NOTTURNO – MI SAREI PERDUTA
L’HO ESPLORATO DALLA LINEA D’ORIZZONTE – DA NUOVA DISTANZA VIRTUALE
Dal “non‑luogo” ove non è il serpente che s’insinua dagli orifizi a cuore & mente
“O Nerina! e di te forse non odo / Questi luoghi parlar?
caduta forse / Dal mio pensier sei tu?” “Altro tempo.
I giorni tuoi / Furo, mio dolce amor. Passasti.” (13)
“Ahi come, / Come passata sei, / Cara compagna”… “Un affetto mi preme
Acerbo e sconsolato…” Tu “All’apparir del vero…/…con la mano
La fredda morte…”dentro lo specchio, rammenti, Sylvia, “Mostravi di lontano” (14)

***

Note:
(12,13) Giacomo Leopardi, Le Ricordanze
(14) Giacomo Leopardi, A Silvia

 

*

Raccolta “ Iperurania da tre soldi”
Stralcio da: girone degli evasi da Devil’s Island

È in nanosecondi che lo sfondo trapassa nella foresta labirintica
proliferante in dimensioni virtuali pianificate in trame
e reticoli sulla maglia ortogonale delle Avenues e delle Streets
In un crescendo geometrizzante matematico su livelli multipli
in asse verticale di skyscrapers levitanti e dada-manieri
– totem arcaici reinventati sopra ossature scheletriche
in leghe ferree con innesti e decori di animali e fiori –
Nella squadrata vertigine & psichedelica/ fluorescente/ ipnotica
Dove non puoi sfuggire o fuggire (e meno che mai ci tieni)
tra ombre e muri delle plaza con le borse dello shopping strapiene
Accalappiato&inebriato nel caleidoscopio deforme del Solow Building
& smemorato in cyber geografie, mentre natie colline sfumano
in punta a guglia-antenna del Chrysler Building (liberty d’Oriente)
nell’affondare delle città fantasma tra i gorghi immani del Titanic

…Oh quanto tenebroso il bosco che prolifera oltre l’estremo margine
incessantemente perlustrato da infrarosso e laser-spia dei satelliti
in certe notti di plenilunio quando la falce miete i tuguri
e si abbatte sul sovraffollato accampamento di marci cartoni
sui nostri figli dormienti nel lager a cielo aperto dei barboni!

 

*

 Raccolta “ Iter erratici nel multiverso”
Stralcio da: ripartiamo dai regni devastati dell’Angelo

Nike di Samotracia, Pitocrito, II secolo A.C.

Nike di Samotracia, Pitocrito, II secolo A.C.

la mia fuga ricominciava – di là da emisfero in ombra della luna
nel deserto astrale di sabbie rosse in area Sidonia
su cui ammartavo dal pauroso volo nel nero
in ginocchio – in preghiera sull’ara dell’angelo straniero
Sgranando il rosario delle memorie in perle olivina
dai nuclei radianti  – reperti del tempio riflesso
da anni luce in onda redshift su frequenze del rosso
Il mio viaggio ri-iniziava giusto dall’inferno mistico
inabissato in cielo – dopo la guerra delle galassie –
Presso il sepolcro profanato dell’angelo massacrato
Viva d’un nuovo dolore in cristalli d’immenso
& lacrime né divine né più umane, forse più pure
Nel luogo speculare alla terrestre pianta di Giza
Ricostruzione emblematica della Sfinge e del suo enigma
insolubile, se non al day after, in archivi d’altrove…

Giusto da questo altrove di terre sanguigne su cui arranco
tra sabbie mobili sospese in precipizi di vuoto
e wormholes che si spalancano a infiniti universi
e storie ramificanti – da punto d’origine posto alla fine.
Qui ove in ginocchio – come pregando – proietto le vie
arcane sullo schermo tridimensionale del pensiero
in costellazioni virtuali e mero dolore vero

Mentre fuggo tra rosse sabbie di batteri ufo e virus
strascicando la mia gamba intrappolata che sprofonda
sfiorando il black hole che in centro ha la croce e l’inferno
inabissato in cielo – Via dalle torri di Gerusalemme
espugnata e rasa al suolo milioni d’anni luce fa,
via dal celeste cuore fossile che pulsa in memoria
Via da Sidonia aliena E da terrestri geografie di rapina,
dai domini del mercante, dai suoi santuari di plastica eterna,
dalle sue trame digitali in reti, dalla sua progenie androide
Via…ma dove mai se non in virtuali fortezze d’aria…
figlia hobo dell’angelo estinto, bastarda esule planetaria?

 

*

copyright Carla Glori

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