Enigma Leonardo: decifrazioni e scoperte

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La Gioconda, in memoria di Bianca                                                            Scheda

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Copertina de La Giocoda - in memoria di bianca VOLUME I

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Copertina de La Gioconda, in memoria di Bianca - LA RICERCA

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Carla Glori e Ugo Cappello

7 Comandamenti laici per la ricerca
  1. Il Pittore non ha operato manipolazioni,giustapposizioni o ibridazioni di paesaggi diversi né forzate compressioni, e infatti il paesaggio identificato, pur reso artisticamente, risulta reale nella sua interezza e concretamente rispondente alla ricostruzione cartografica
  2. Leonardo non ha dipinto un ideale disincarnato né un simulacro femminile: infatti – pur offrendo possibilità di letture a “più dimensioni” – la Gioconda è una donna vera con la sua vita/storia/destino, e il ritratto porta segni ed indizi della sua identità e della sua  “istoria”, così come il luogo ove è ambientato, legato a lei e alla sua famiglia
  3. Il ritratto è enigmatico e la storia vera di“Bianca/la Gioconda” accentua il mistero proprio  del quadro, perché si assimila a un “giallo”, documentato nella ricostruzione storica a partire da uno scritto del Muratori in ”Delle Antichità Estensi”
  4. La Gioconda non è stata ritratta da Leonardo virtualmente sospesa in aria da un punto di vista astratto e arbitrariamente assunto, ma è seduta su una sedia savonarola lombarda dell’epoca, tra due colonne che corrispondono alla loggia della seduta di posa presso cui è localizzata la finestra del castello di Bobbio, individuata come “punto di vista” precisato e reale
  5. La scelta delle “nove coordinate” dello sfondo da parte del Pittore è stata lungimirante, sia per la loro potenza simbolica sia perché gli elementi del paesaggio reale che con esse coincidono hanno resistito nei secoli, sono rimasti riconoscibili e sono visibili o comunque storicamente documentati con certezza da carte d’archivio; il punto di vista della terrazza del “santuario sulla cima del monte Penice – ove è ambientata “La Madonna dei fusi” nella versione col ponte che viene identificato come quello di Bobbio –  individua “due coordinate” aggiuntive
  6. Il paesaggio è dipinto “dal vero” o fedelmente riprodotto “a memoria”, e lo comprovano i dettagli architettonici individuati alle spalle della Gioconda  (tra i quali l’arco scoperto in riflettografia che fu nascosto da Leonardo, posizionato esattamente dove si vede il ponte Gobbo da quella finestra)
  7. Qualsiasi verifica dei risultati e delle conclusioni pubblicate non può né deve prescindere (sia sotto l’aspetto scientifico che del copyright autoriale) dal fare riferimento puntuale e rigoroso alla ricerca edita nel 2011 e 2012, e formulata dall’autrice nel 2000.
A proposito della scientificità della nostra ricerca: una rettifica necessaria

Questa ricostruzione del paesaggio della Gioconda, che lo identifica in Bobbio, è storicamente documentata, inscritta entro una teoria che può essere “falsificata di fatto” ed è empiricamente verificabile

La rettifica pubblicata il 10 febbraio 2013 sul Corriere della Romagna per l’articolo in data 8 gennaio 2013 “IL CASO. Dal Montefeltro a Firenze: la Gioconda contesa”.

Dalla puntuale analisi dell’articolo “Il caso.Dal Montefeltro a Firenze: la Gioconda contesa” del’8 gennaio 2013 emergono i seguenti punti, la cui rettifica è integralmente dovuta:
  • per quanto concerne la frase, screditante del nostro lavoro di ricerca che perdura dal 2000 “ non c’è nessuna scientificità a supporto di quella tesi”, si precisa che la tesi si basa su una teoria che può essere “falsificata di fatto” e ogni punto all’interno di essa è dimostrato e verificabile scientificamente: pertanto la tesi possiede i requisiti necessari e sufficienti per essere scientificamente rigorosa e corretta
  • per quanto concerne analoga frase: “Hanno costruito il paesaggio spostando le montagne, noi non abbiamo spostato niente, è tutto consequenziale”, si fa presente che nella ricostruzione dello sfondo da noi operata a far data dal 2000 (con ricostruzione grafica analoga a quella adottata per Montefeltro) niente è stato spostato. Tale ricostruzione è avvenuta sulla base di una ricerca sul campo multidisciplinare ed è stata sintetizzata su due mappe che localizzano nove coordinate architettoniche/paesaggistiche esistenti ed empiricamente riscontrabili da un precisato punto di vista del castello Malaspina-Dal Verme, in cui si localizza l’antica loggia ove è ambientata la seduta di posa. Le coordinate corrispondono a elementi realmente esistenti in loco, riprodotti fotograficamente e nel pieno rispetto della loro posizione attuale (che risulta storicamente comprovata da documenti d’archivio alla data del primo soggiorno milanese di Leonardo). Nessun “spostamento” di alcun genere è stato operato, poiché pure la figura della Gioconda -diversamente da tutte le ricostruzioni analoghe che la “spostano” in sospensione aerea sopra il paesaggio – è collocata all’interno del loggiato, coincidente con la finestra del castello da noi individuata (castello alla cui storia la biografia della donna è “radicata” e che apparteneva agli Sforza).
  • per quanto riguarda nello specifico le montagne, la ricostruzione pone la Parcellara, il gruppo montuoso della val Tidone e l’Orrido di Barberino esattamente dove sono sulla carta di Bobbio e dove si collocano nella realtà dal punto di vista della finestra del castello citata. Unica eccezione, (che nella complessa analisi del dipinto vale a “conferma della regola”), è il profilo inconfondibile (fotografia dell’escursionista bobbiese Emanuele Pasquali) che non corrisponde affatto a una montagna, bensì a un singolare “particolare” visto per vicino della Parcellara, interpretato – in coerenza con la lettura del lavoro in arte di Leonardo – come “visione artistica”, “particolare in memoria” ed “espressione di un inedito lavoro di ricerca formale”, che al contempo vale quale proiezione simbolica della Parcellara stessa sull’altro confine dell’allora Ducato di Piacenza (sul versante dell’Orrido di Barberino).
  • per completare il chiarimento sul tema delle montagne, a difesa della nostra tesi, chiamata in causa come avente “nessuna scientificità a supporto”, e onde fornire corretta informazione al riguardo, si fa presente che nel Codice Leicester è comprovato che Leonardo studiò quella parte dell’Appennino piacentino e che anche noi abbiamo reperito disegni molto simili a formazioni montuose della zona (non sono stati pubblicati poiché non si ritiene di sottoporre a comparazione montagne reali e disegni, stanti le complesse variabili di natura eterogenea implicate, a rigore non scientificamente “controllabili”, e pertanto ci siamo attenuti alla sola comparazione tra i profili fotografici reali delle montagne sovrapposti a quelli similari del dipinto).
  • infine, per quanto riguarda le due frasi, che comportano ulteriore svilimento e disinformazione circa la nostra ricerca, e cioè “…quello che sento sono solo stupidaggini. C’è una bella differenza tra un’identità attribuita basandosi su un fregio e una ecc…”  posta a ribadire il concetto della precedente “…basandosi solo su un fregio: mi sembra un po’ pochino”, si precisa che l’attribuzione dell’identità della donna non si basa su un “solo fregio”, ma consegue a una documentata ricostruzione storica, (pubblicata nei due libri sopra indicati editi nel 2011-2012) e inoltre che la sovrapposizione grafica (detta “fregio”) delle “strutture dei vinci formalmente omologhe e coincidenti”, di per sé significativa, nel più ampio contesto della ricerca assume valenza probante.

Va detto peraltro che anche Bobbio – in cui la nostra ricerca localizza lo sfondo e lo fissa su mappa grafica a partire dal 2000 – si trova nella regione Emilia Romagna.

Copyright Carla Glori


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